Digressione

Primi racconti di un’Africa lontana

Non è per nulla facile descrivere a parole in mondo che mi ha risucchiato da oramai più di una settimana. Dimenticatevi l’Africa dei grandi felini, l’Africa dai grandi spazi aperti e pianeggianti, l’Africa degli impala e delle gigantesche acacie che disegnano silhouettes perfette, l’Africa un po’ occidentalizzata e sorridente che si intravede in alcuni documentari, dimenticatevi il safari comodamente vissuto su di una Jeep 4X4 che si muove seguendo percorsi più e più volte tracciati da precedenti driving. Dimenticatevi dell’Africa così come noi tutti la immaginiamo.Non è questa l’Africa che vi aspetta in Congo. Mettete in valigia una buona dose di energia e spirito d’avventura, scarpe comode e litri di anti zanzare e preparatevi all’inaspettato ed all’ignoto.

Non so decifrare ancora la prima reazione che ho avuto sorvolando l’immensità dell’Odzala-Kokoua National Park: chilometri sconfinati di Natura selvaggia ed incontaminata scorrevano sotto il mio sguardo attento e più cercavo somiglianze con la mia Africa, più mi rendevo conto che non ce n’erano. La difficoltà di trovare uno spazio aperto in tutto quel verde sottostante mi ha per un attimo terrorizzata: nonostante fossi conscia sin dall’inizio del viaggio che non sarebbe stato semplice, il respiro per un attimo è diventato frenetico e la testa ha cominciato a fantasticare cercando di non pensare a tutto quello che a centinaia di metri di distanza scorreva come un fiume in piena sotto i miei piedi. Gli Odzala Discovery Camps sono disseminati all’interno di questo mosaico composto da foreste, fiumi, savana e saline; si perdono nella sua vastità. Il campo principale è Mboko Camp, situato a pochissima distanza da uno dei fiumi principali di quest’area, il Lékoli e da uno dei suoi affluenti, il Lékénie. Un secondo campo, Lango Camp, relativamente più piccolo, si trova ad una manciata di km dal principale e la vista da questo gioiello è mozzafiato: il deck si affaccia su Lango Bai, luogo di ritrovo quotidiano di bufali, elefanti, scimmie ed un numero indicibile di specie di uccelli che si radunano in questa salina in cerca di acqua e sali minerali. Il terzo campo, Ngaga Camp, si trova a 12 km dal confine occidentale del parco, nella Ndzehi Concession ed è uno dei pochi luoghi al mondo dove potrete avere un incontro privato con la più grande popolazione esistente di gorilla di pianura.

• Ilgo Forest •Vivere in questo mondo ti impone di diventare cieco e di imparare ad utilizzare tutti gli altri sensi: in primis l’udito, la foresta intorno a te si muove, si anima ad ogni tuo passo, non si scompone ma ti parla, ti lascia entrare nelle sue vene ma ti ricorda che è lei a comandare, ti permette di visitarla, ma ti impone attenzione. Tutto nella foresta deve essere decifrato, deve essere ascoltato, annusato, toccato, sentito. Devi in ogni singolo instante, in ogni singolo passo che muovi, ricordati di essere una pedina e non il giocatore. I rumori ti inghiottono e se vuoi capire la foresta, devi capirne il linguaggio. Ci si muove al rallentatore alle volte, cercando stupidamente di evitare rami secchi e costellazioni di frutti, foglie e fiori che ricoprono la vegetazione. Lo sguardo si sposta in tutte le direzioni, tutto è diverso e paradossalmente sempre uguale, la foresta ti schiaccia con la presenza incombente di alberi alti 30, 40, 50 metri e ti disorienta, ti costringe a perderti nei suoi dedali. Le zone acquitrinose e fangose sono ovunque, non importa se la stagione è quella delle piogge o quella secca, preparatevi a rimanere ancorati al suolo, coperti dal fango e probabilmente da qualche goccia di pioggia che inevitabilmente accompagna il vostro soggiorno in Congo. Gli animali giocano coi vostri sensi e si prendono gioco di voi se possibile: le scimmie si rincorrono sugli alberi e sfuggono al vostro sguardo disabituato alla ricerca, gli elefanti giocano a nascondino e non so ancora spiegarmi come sono sempre loro a vincere, i bufali vi aspettano dietro ogni anfratto e vi guardano con sguardo interrogativo, forse in questo angolo di Natura ancora alcuni ignorano la nostra stessa esistenza, gli insetti giocano coi colori e si mimetizzano con le sfumature della foresta. Nulla in questa descrizione ricorda lontanamente l’Africa dei grandi Safari fotografici, nulla qui è ancora stato disturbato dalla presenza dell’uomo, tutto richiama la condizione originale dell’uomo, un essenza spazio-temporale che non ci appartiene più e proprio per questo vorremmo riuscire a conquistare la, a diventare noi gli artefici del gioco. Non so ancora bene dove conduce questa avventura, ma di una cosa sono certa: la foresta non è domabile.

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Cosa mettere in valigia per un’esperienza in Congo

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere… La valigia vuota ai vostri piedi, mille idee che si rincorrono nella vostra mente, la lista di cose, alcune indispensabili altre un po’ meno, attaccata di fronte a voi sull’anta dell’armadio, e un misto di felicità, trepidazione ed attesa che a tratti fa nascere spontaneamente un sorriso bambinesco sulla vostra faccia. Le settimane che precedono l’inizio di una vacanza, soprattutto se si tratta di un viaggio/avventura come quello che mi attende, sono settimane frenetiche, agitate; giornate che si rincorrono frettolosamente, scatoloni di vestiti accatastati vicino al letto e sacchetti per il sottovuoto sparpagliati qua e là per la stanza. Essendo una personalità organizzata, la cosa più ovvia per me non appena ho iniziato a pensare alla valigia è stata prendere carta e penna, suddividere il foglio in “INDISPENSABILE” ed “UTILE” ed iniziare una lista di tutte le cose che avrei dovuto/voluto portare con me in questa avventura. Il fatto di dover racchiudere la mia vita in due valige è stata una vera sfida, soprattutto perché molte erano le attrezzature tecniche che mi sono state richieste per il tipo di esperienza che mi si prospetta però diciamo che, se ritoccata leggermente, questa Packing List potrebbe essere perfetta per un qualsiasi Safari in Africa.

Vestiti & Accessori Non mi dilungherò scrivendovi esattamente tutto quello che sono riuscita ad incastrare nella valigia per questi mesi, ma darò alcuni consigli validi per ogni dove in Africa

  1. Prediligete sempre vestiti dai colori chiari o neutri (beige,kaki, nocciola, verde oliva…) in primis perché si amalgamano perfettamente con la Natura nella quale vi muovete e non di secondaria importanza perché i colori vivaci e molto accesi attirano gli insetti 🐛
  2. Vestitevi a “cipolla”: gli sbalzi di temperatura e l’escursione termica impongono una scelta del genere, quindi abiti leggeri ma stratificati così da poter essere sempre pronti
  3. Portate una giacca a vento o qualcosa di più pesante per le serate intorno al fuoco… Stessa motivazione del punto numero 2, la sera appena calato il sole le temperature scendono anche di parecchi gradi in alcune zone d’Africa quindi SÌ a berretti, pantaloni lunghi e felpe
  4. Se non siete sicuri degli hotel nei quali alloggerete consiglio di premunirsi di un sacco lenzuolo o di un sacco a pelo così da poter essere sicuri di dormire “al riparo” da ospiti indesiderati

Devices elettronici Macchina fotografica e accessori vari: Mrs Nikon corredata con obiettivi ideali per Safari (io ne porto due, il basico 18-55mm adatto a soggetti più facili e nel caso la luce scarseggi, e un 70-300mm, pratico zoom adatto ad avvicinare i soggetti lontani); caricabatterie; cavalletto; schede di memoria extra SD (32GB è un’ottima soluzione); iPad e accessori; prese multistandard (andando in Congo avrò necessità sia di prese europee sia sudafricane, quindi indispensabili adattatori universali per evitare di rimanere a piedi😬); cellulare (protezione esterna necessaria per evitare che polvere e pioggia possano distruggerlo); auricolari; navigatore satellitare GPS (✔️Garmin Etrex 35 Touch è un top di gamma… Non appena imparerò ad usarlo la foresta non avrà più segreti per me); chiavetta USB.


In questa sezione introduco anche una piccola lista che non rientra necessariamente nell’elettronica, ma sono tutte cose di primaria importanza per affrontare un Safari in Africa: torcia (sia la classica che quella frontale, utilissima la sera attorno al fuoco o durante i night drives se munita di luce rossa notturna per evitare di disturbare gli animali ✔️Petzl TACTIKKA 200lm; binocolo; coltellino svizzero multiuso.

Nécessaires da bagno & Kit di primo soccorso Il kit di primo soccorso risulta imprescindibile in ogni viaggio; ricordatevi inoltre che se viaggiate in luoghi remoti o anche solo fuori dall’Unione Europea il sottoscrivere una polizza assicurativa è fortemente consigliato (per evitare spiacevoli situazioni). L’ABC del perfetto kit da viaggio prevede: cerotti, garze sterili, cotone idrofilo, termometro, antipiretici (aspirina, tachipirina), antidolorifici (moment, buscofen, novalgina), antibiotico ad ampio spettro, repellenti anti-zanzare (io ho portato con me sia il BioKill, da vaporizzare su abiti e zanzariera, e il Pyramid Trek 50, una certezza già testata durante i mesi sudafricani), antistaminici, fermenti lattici per stabilizzare la regolarità intestinale, un “aiutino” sia contro la stitichezza che nel caso contrario; la mia scorta prevede anche un antimalarico (Malarone), integratori alimentari, e una scorta di ferro (sono vegetariana 🌱). Per quanto invece riguarda il set da bagno da NON dimenticare una buona crema solare (minimo SPF 30+) con correlato dopo sole; burro di cacao; dentifricio; spazzolino; shampoo; pettine; lacci per capelli; deodorante; Amuchina (da tenere sempre a portata di mano); fazzoletti (sia quelli di carta che rinfrescanti e antimicrobici)

Digressione

Ma in Africa quanti Congo esistono?

Quando ho comunicato a parenti ed amici che avevo firmato un contratto per una zona remota del Congo, le espressioni che si sono succedute sulle loro facce sono state un miscuglio di paura, terrore, ansia e “MaQuestaNonÈNormale”. Questo perché la maggior parte delle persone con cui mi è capitato di parlare a proposito di questa mia strabiliante nuova avventura non era a conoscenza del fatto che l’Africa ospita ben DUE ✌️ CONGO, due Paesi confinanti geograficamente parlando, ma così distanti per civiltà, sicurezza e sviluppo economico. La Repubblica del Congo (dove appunto si trova l’Odzala-Kokoua National Park) è un’ex-colonia francese la cui capitale, Brazzaville, cittadina di stampo coloniale, sorge sulle rive del grande fiume Congo. Da non confondere assolutamente con la vicinissima Repubblica Democratica del Congo (DRC), questo Congo appare calmo, rilassato, mosso dalla tipica tranquillità africana e in rapido sviluppo economico. La sua storia ha inizio nel XIX secolo con le spedizioni e le esplorazioni di Pierre Savorgnan de Brazza. Notoriamente conosciuta come “la piccola Parigi africana”, l’influenza francese si respira anche solo passeggiando nelle coloratissime strade della capitale, considerata una delle città più sicure d’Africa: ci si imbatte in venditori di fiori, boulangeries dalle cui porte si avverte il profumo del pane 🥖 appena sfornato, cafès parigini trapiantati in questa terra ancora poco esplorata. Trovandosi nella parte centro-occidentale dell’Africa sub-sahariana a cavallo dell’Equatore, Congo-Brazzaville presenta un clima equatoriale o sub-equatoriale, con abbondanti piogge e un tasso medio elevatissimo di umidità (la maggior parte delle sue terre, più del 65%, è ricoperto da fitte foreste pluviali, i polmoni verdi del nostro pianeta). L’Odzala National Park si trova a pochissima distanza dall’Equatore (emisfero nord) con una prima stagione secca (è errato definirla in questo modo, perché il Congo, esattamente come altri Paesi che corrono lungo l’Equatore non presenta una netta distinzione tra stagione secca/delle piogge) che si estende da Giugno a Settembre ed una seconda da Dicembre a Febbraio: durante questi periodi dell’anno si possono riscontrare temperature leggermente più basse ed un livello d’umidità inferiore rispetto ai restanti mesi, anche se le piogge possono sorprendervi in qualunque momento della vostra spedizione. La stagione delle piogge va da Marzo a Maggio, e da Settembre a Novembre: temporali torrenziali e sfumature ammalianti colorano il cielo in ogni istante della giornata, regalando ai fotografi più wild scatti davvero strepitosi.Nel prossimo post mi dedicherò al packaging, alias come affrontare la preparazione della vostra valigia per un viaggio del genere. • Stay tuned •

Stato

Una Nuova Grande Avventura

L’Odzala-Kokuoa National Park è una gemma ancora poco conosciuta dal turismo internazionale, nonostante sia uno dei parchi più antichi d’Africa fondato nel 1935 dall’amministrazione francese e la seconda foresta tropicale più vasta al mondo dopo quella amazzonica, incastonata nel cuore dell’enorme area di foresta sul bacino del fiume Congo. Il parco copre una superficie di circa 13.600 chilometri quadrati, arrivando ad ospitare una moltitudine di habitats ed ecozone differenti: si passa dall’intricata foresta tropicale, casa indiscussa della popolazione più numerosa di gorilla di pianura (Western Lowland Gorillas), alla savana tipicamente africana, arrivando a zone paludose e caratteristiche di questo microcosmo, le cosiddette saline (Bais in inglese): zone acquitrinose e fangose che costellano l’altrimenti fittissima foresta congolese, luoghi di ritrovo quotidiani di alcuni animali che utilizzano queste pozze di grandezza variabile (raggiungono i dieci ettari di vastità) per cibarsi, abbeverarsi, o semplicemente immergersi in queste vasche naturali. L’immensa e sconfinata regione dell’Odzala ospita un’infinità di specie differenti ed alcune endemiche di questo luogo magico: oltre ai magnifici gorilla di pianura, compiere una spedizione all’interno del parco significa avere la possibilità di incontrare elefanti di foresta, più di 100 diverse specie di mammiferi, oltre 430 specie di uccelli dai colori stravaganti e variegati e un numero indicibile di piante e fiori; antichi giganti silenziosi si innalzano verso un cielo sempre instabile per oltre 50 metri, orchidee selvatiche si arrampicano sui rami aggrovigliati, e un tappeto di semi, foglie, fiori e frutti ricopre il terreno umido. Gli Odzala Discovery Camps sono una collezione di tre eco-lodges extra lusso (due di questi lodges • Mboko e Lango Camps • situati all’interno del parco nazionale, mentre il terzo • Ngaga Camp • collocato in una concessione privata ai margini del parco, nella Ndzehi Forest) gestiti dalla Congo Conservation Company (CCC) e di proprietà di Sabine Plattner, unione che, oltre a garantire un incontro straordinario ed unico con la foresta congolese, sostiene attraverso differenti progetti di volontariato e conservazione le quasi 80000 persone che sopravvivono nei villaggetti che costellano il perimetro del parco naturale (SPAC).


Vi starete forse chiedendo perché mai vi stia parlando di questa zona remota d’Africa… La perseveranza e la tenacia portano sempre ad un risultato, anche se accompagnate da un’infinita serie di giornate black-mood, umori neri, momenti di sconforto e di totale sfiducia. Dopo quasi un anno le mie ricerche incessanti sono approdate in Congo (magari in un altro post vi racconterò anche come😊dato che con tutta sincerità il Congo non era proprio sulla mia lista), e dopo una serie deludente di NO è arrivato il fatidico SÌ!!! Non ho pensato neanche per un secondo di non cogliere questa straordinaria opportunità: ricevuto e firmato il contratto con la CCC il giorno seguente mi sono recata a rassegnare le tanto temute dimissioni col sorriso stampato sulla faccia e nel cuore un miscuglio di emozioni che a parole non si possono neanche elencare tutte: paura, ansia, tensione, euforia, orgoglio, serenità, speranza, ottimismo…mal d’Africa.

La mia avventura all’interno dell’Odzala-Kokuoa partirà il 6 gennaio!!! Spero di riuscire (Wi-Fi e tempo permettendo) a postare almeno un racconto a settimana, tenendovi sempre aggiornati riguardo a tutto quel mondo che si offrirà ai miei occhi, alle difficoltà che dovrò affrontare, alle persone che entreranno a far parte della mia vita africana, agli incontri magici che la foresta mi offrirà. Quindi questa volta davvero amici stay tuned e aspettate aggiornamenti africani!!!

Stato

• Virunga •

A distanza di anni dall’arrivo di Netflix in Italia decido di abbonarmi quasi esclusivamente per un unico motivo: vedere, anche se in ritardo, uno dei documentari più belli, veri ed al contempo crudeli e commoventi che siano mai stati prodotti sulla storia recente di uno dei paesi africani più disastrati e abbandonati dai media internazionali: il Congo. Il film documentario, pensato, prodotto e diretto da Orlando von Einsiedel in collaborazione con Leonardo DiCaprio, ripercorre la drammatica e recente Storia di alcuni territori orientali del Congo, rivolgendo una particolare attenzione al Parco Nazionale dei Virunga, il parco più antico del Paese, fondato nel lontano 1925 e protetto dal 1979 dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità in quanto culla primordiale ed ancora esistente degli ultimi gorilla di montagna (ad oggi la popolazione mondiale conta all’incirca 680 esemplari). Il documentario segue la storia di alcuni ranger e del direttore del Parco, l’ambientalista belga Emmanuel de Merode, uniti per difendere quest’area  dagli interessi degli speculatori, in uno scenario di conflitti e di instabilità politica perpetuati. L’immacolata bellezza del Parco Nazionale viene sconvolta e travolta dal vile e sporco denaro quando nel 2007 il Congo decide di rilasciare due concessioni petrolifere vicinissime ai confini del Parco alla Total (che sceglie però di rimanere nella legalità ed operare nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali sulla salvaguardia dell’ambiente) e alla Soco, compagnia londinese. La Soco, avvalendosi di aiuti provenienti dall’interno del Paese, letteralmente compra uomini vicini al Governo ed alle forze dell’ordine, e riesce ad insinuarsi oltre i confini del Parco, compiere ispezioni “ufficiose” nei pressi del Lago Edward, dentro al Virunga appunto, e a scovare giacimenti petroliferi proprio sotto il lago. Con carte alla mano e soldi sonanti nelle tasche i dirigenti della Soco richiedono al Governo congolese di appoggiare la prosecuzione dei lavori all’interno del Parco o, se questo fosse risultato impossibile, di SPOSTARE i confini di uno dei Parchi più antichi d’Africa per continuare le trivellazioni; tutto questo, oltre ad avere palesi ripercussioni sulla straordinaria biodiversità del Parco (non solo casa dei gorilla di montagna, ma anche di elefanti, gazzelle, antilopi, giraffe e un microcosmo inenarrabile) potrebbe provocare gravissimi disagi ai villaggi di pescatori che costellano le rive del Lago Albert, vicinissimo al Lago Edward. 

Il documentario tocca con mano lo sporco e viscido mondo degli affari e della politica internazionali, che si mescola e si avviluppa attorno alla vita del Parco Nazionale, che come un’enorme bolla di sapone cerca di difendersi con un manipolo di uomini innamorati della loro terra, mossi da un’unica voce, un unico desiderio: impedire la distruzione dei Virunga. A parte la toccante descrizione visiva della Storia del Congo quello che più emoziona, quello che arriva dritto al cuore è l’amore che questi uomini hanno verso la loro terra, il loro passato, la loro Natura. Il comprendere quanto importante siano gli 8000 chilometri quadrati del Parco per loro, per la popolazione congolese, per il futuro del Congo è la vera forza che li fa muovere, li trasforma in scudo umano contro la forza inarrestabile del denaro e delle speculazioni, li erge ad eroi nazionali senza che loro neanche se ne rendano conto. La tragica storia raccontata nel film prosegue ancora oggi e la lotta per la sopravvivenza nella Repubblica Democratica del Congo continua con migliaia di uccisioni di massa, stupri, corruzioni, sfruttamenti di risorse naturali da parte di chiunque e dittature incatenate al potere. 

Ho accettato di dare il meglio di me per far sì che la flora e la fauna selvatica possano essere salvaguardate al di là di tutte le pressioni, al di là di tutta la brama di denaro, al di là di tutto. Qualsiasi cosa dovesse accadermi, l’accetterò, perché non sono speciale. Non possiamo mostrarci deboli e permettere alla Soco di procedere indisturbata con il suo lavoro. Alla fine saremo giudicati se resteremo a guardare mentre il parco scompare; ma il nostro desiderio è che questo parco possa vivere per sempre.

5 film per il 5 giugno – Giornata Mondiale dell’Ambiente 

Dal 1972 il 5 giugno è in tutto il mondo la giornata dedicata all’Ambiente. Ricollegandomi al post precedentemente pubblicato 🔙 voglio presentarvi una selezione di cinque film che elogiano la nostra Terra, film che ci ricordano, alcuni anche in modo drammatico ed intenso, il travagliato e magnifico rapporto tra noi e l’ambiente. 

  • Into the wild

Assoluto capolavoro del genere, basato sul romanzo Terre Estreme di John Krakauer, diretto da Sean Penn; un viaggio on the road che è al contempo un coinvolgente racconto di formazione, una riflessione continua sul desiderio innato di libertà, un canto appassionato all’infinita bellezza della natura ed una struggente rappresentazione della solitudine, che viaggia in parallelo  all’importanza della condivisione. 

  • Wild 

Adattamento cinematografico di uno scritto autobiografico, mostra uno spaccato d’America poco noto e meraviglioso. È il Pacific Crest Trail, sentiero escursionistico che dal confine degli Usa con il Messico arriva fino al Canada che Reese Whiterspoon (Cheryl Strayed) percorre in all’incirca due mesi, dopo aver perso la madre ed essere rimasta vittima dell’eroina. 

  • Dove sognano le formiche verdi

Racconta la storia di una compagnia petrolifera britannica che nei territori remoti dell’outback australiano cerca di convincere un gruppo di aborigeni a lasciare libera la propria terra, così da poter trivellare a caccia del petrolio. Gli aborigeni, ancorati alle  proprie credenze e tradizioni, tentano in tutti i modi possibili di opporsi all’inevitabile potenza economica. 

  • Before the flood – Punto di non ritorno 

Documentario shock pensato, prodotto e “vissuto” da un bravissimo ed impegnatissimo Leonardo di Caprio che incontrando scienziati, leader mondiali e attivisti discute e mostra terribili risvolti dei cambiamenti climatici ed espone possibili drastiche soluzioni. 

  • Qualcosa di straordinario 

La straordinaria storia del giorno in cui il governo americano e quello sovietico unirono le loro forze per salvare tre balene grigie intrappolate nel ghiaccio al largo della costa dell’Alaska.

• Non prendiamo per scontato questo pianeta 🌎 •

Digressione

Debacle Trump

E quindi stasera quel simpaticone di Trump annuncerà al mondo intero la sua grande decisione: lasciare che il suo Paese, una delle più grandi potenze mondiali, esca dagli Accordi di Parigi. Grandi applausi per il neoeletto Presidente degli Stati Uniti d’America; una stretta di mano virtuale a lui ed al suo grande ego che non vede più lontano della punta del suo naso. Per chi non lo sapesse, l’Accordo di Parigi (stipulato nel 2015 e depositato presso le Nazioni Unite a New York nell’aprile del 2016) definisce un piano d’azione globale inteso a rimettere il mondo “sulla buona strada” per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2*C. Grande gioia quindi quando tra i Paesi che accettarono gli accordi figuravano le due grandi Nazioni che emettono le maggiori quantità di CO2 al mondo: la Cina e gli Stati Uniti appunto. Un respiro di sollievo era stato tirato dagli ambientalisti che (pur non essendo pienamente contenti di alcuni risvolti dell’accordo) avevano spiegato come “l’azione contro i cambiamenti climatici sia ad oggi come lo era due anni fa una questione di sopravvivenza“. Il riscaldamento globale è stato classificato come la minaccia più importante che noi e la nostra povera Terra dovremo affrontare nel secolo in corso. Il global warming, cioè l’aumento della temperatura media globale è causato dalle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera come appunto il metano e la CO2 prodotta dall’uomo attraverso una serie di attività quali la deforestazione, gli allevamenti intensivi, l’utilizzo di combustibili fossili come petrolio il carbone… Conseguenze primarie del riscaldamento globale sono i cambiamenti climatici come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione e la perdita di biodiversità. Quindi ora noi tutti ci chiediamo: ma come cavolo fai, caro Donald, a fregartene del futuro del tuo Paese, della nostra mamma Terra per agire in nome dell’industralizzazione e dell’economia senza pensare al futuro? Ed io che ero una di quelli che appena reso noto il tuo nome come nuovo Presidente d’America aveva scelto di darti tempo, aveva deciso di non bollarti come lo spegiudicato industriale ma aveva preferito vedere le tue azioni per il futuro del tuo Paese, della tua/nostra Terra. Ma come si dice dalle mie parti “se una cosa nasce tonda non può mica morire quadrata”. Quindi grazie di cuore Donald per questo regalo a coloro che verranno, per questo dono che hai fatto alla mia generazione. 

• Debacle Trump •