Scoprendo la Storia in bicicletta

Il mio amore per il viaggio è più sincero e costante degli altri miei amori e Ayutthaya è stato un viaggio dentro il viaggio, una scoperta (o riscoperta) di un mondo perduto nel tempo, mai dimenticato; un camminare nella storia e ritrovare l’equilibrio spirituale che mi aveva conquistata anni fa quando avevo varcato le soglie del complesso di Angkor. Lasciamo Khaosan Rd all’alba, desiderose di arrivare alla stazione dei minivan di Mo Chit prima dei megagruppi di turisti che abbiamo incontrato il giorno prima in visita al Palazzo Reale. Decidiamo di viaggiare low cost, preferendo appunto il minivan al taxi o ad altre soluzioni più “comode” in modo da risparmiare qualcosina e vivere esattamente a contatto coi locali. Le uniche occidentali su una scatoletta che presto abbandona la caotica Bangkok e sfreccia incontro a assembramenti di casupole e ristorantini che sicuramente non passerebbero un solo controllo sanitario in Occidente. Dopo circa un’ora di viaggio raggiungiamo la nostra destinazione.

Per chi non lo sapesse ancora, Ayutthaya è stata l’antica capitale del regno di Siam e città tra le più popolate e ricche di tutto il mondo, con oltre un milione di abitanti nel periodo di massimo splendore, sino a quando i Birmani nel 1760 invasero in Siam e misero sotto assedio Ayutthaya. “Gli annali di Ayutthaya, i manoscritti contenenti le antiche leggi ed i testi sacri furono portati via o dati alle fiamme. Furono incendiati e distrutti gli edifici e deportata buona parte della popolazione, tra cui circa 2 000 membri della famiglia reale. Ayutthaya fu abbandonata e invasa dalla giungla”. Conoscendo la sua storia e ritrovarsi quasi dopo 300 anni a camminare in quelle stesse vie è una sensazione particolare, è un qualcosa che passa attraverso tutto il corpo dalla pianta dei vostri piedi e arriva dritto al cervello, ci trasporta piano piano prendendoci per mano in un mondo che non c’è più, in un mondo passato ma che ancora adesso è capace di mostrare la sua antica dignità e maestosità.

Ci sono infiniti modi per visitare questo angolo di Thailandia e noi abbiamo scelto il più divertente e forse per quella giornata (umida e torrida… Cla ricordi??!)anche il più faticosa: la bicicletta 🚲. Con la bicicletta ci è stato consegnato un lucchetto e una piccola mappa di Ayutthaya con i templi e le principali attrazioni evidenziate, così da potersi orientare “facilmente” per le strade della città. Come vi dicevo magari per Aprile è stata una scelta un pochino strong… Aprile per chi non lo sapesse è il mese di transizione tra la stagione secca e la stagione delle grandi piogge, un ottimo periodo quindi per visitare la Thailandia senza troppe persone intorno poiché spaventate dall’arrivo delle piogge ma probabilmente il periodo più umido e afoso di tutto l’anno… Quindi preparatevi a bere come cammelli e a dimagrire anche solo mentre state godendo della visione del paesaggio senza muovere un muscolo. Chiusa la parentesi climatica, l’esperienza in bicicletta ad Ayutthaya è stata una delle più emozionanti durante tutta la nostra permanenza in Thailandia, ci siam divertite moltissimo e siamo riuscite ad esplorare anche molto distanti tra loro. Un susseguirsi quasi infinito di templi e strutture sacre, tra le quali tengo a citarne alcune: il Wat Mahathat Temple, conosciutissimo per la famosa testa di una statua del Buddha decapitata durante il saccheggio birmano intrappolata nelle intricate radici di un ficus; il Wat Phra Si Sanphet, dove tre meravigliosi stupa si ergono imponenti verso il cielo; il Wat Ratchaburana, con un maestoso prang perfettamente conservato; o ancora il Wat Thammikarat, dove io e Claudia siamo state benedette (in realtà per la seconda volta nel giro di due giorni) da un monaco serioso che sussurra preghiere a mo di nenia.

La nostra esperienza si conclude nel tardo pomeriggio quando la stanchezza ci assale e ci trasciniamo alla stazione dei minivan con le ultime forze. Rientriamo a Bangkok e ci tuffiamo nell’ormai nostro ristorantino dove decido di concedermi un curry con riso bianco pet pet (molto piccante in thai). E felici ma stravolte ancora una volta puntiamo la sveglia all’alba… Domani è la giornata dei mercati!!!

(Piccola nota per chiunque fosse intenzionato a visitare Ayutthaya: Uno dei tanti tour che vengono venduti per visitare alcuni templi è quello in groppa agli elefanti. Non starò qui a dilungarmi sulle condizioni in cui vengono tenute queste maestose creature ma se voleste vedere e toccare con mano il loro status in Thailandia ed aiutarli recatevi in uno dei tanti santuari che si occupano della loro salvaguardia)

Le storie dietro le fotografie

Mi hanno sempre affascinato le storie dietro (o dentro) le fotografie; quando vedo uno scatto particolare mi domando sempre quale sia l’anima, la storia che il fotografo ha volutamente o non costruito all’interno di quello scatto. Le immagini che seguono sono solo alcune delle istantanee di vita nella foresta che sono stata in grado di immortalare “nascondendomi” per due giorni di fila in una “hide”, una specie di nascondiglio segreto che altre due guide alcune settimane fa hanno costruito proprio nella baia di Lango; un luogo dove appostarsi per ore e godere della meraviglia della natura, immergersi completamente nella quotidianità senza minimamente sconvolgere il comportamento degli animali. Il primo pomeriggio io ed il mio cliente siamo stati circondati per ore da una mandria di bufali, inizialmente allarmati dal nostro odore ma poco dopo, convintisi della non presenza umana nella baia (ovviamente potevano ancora avvertire il nostro odore, ma non avendo una visuale su di noi il loro interesse è via via andato sfumandosi) sono tornati alla loro routine, alla loro pace. Un secondo gruppo si avvicina alla baia e quasi ci sorprende per quanto alcuni membri (foto2) si spingano vicinissimi alla hide, cercando di scovare gli intrusi, volenterosi di proteggere la propria famiglia. Ma anche in questo caso, rimanendo immobili ed attenti, dopo una mezz’ora di avvicinamenti e mock charges nella nostra direzione, siamo riusciti ad allontanare il loro interesse e ad immergerci nuovamente e segretamente nella loro vita all’interno della baia. Il mattino seguente invece uno degli spettacoli più affascinanti vissuti all’Odzala si è manifestato di fronte ai nostri occhi… Centinaia di pappagalli cenerini atterrano proprio nelle zone fangose di fronte alla hide per ottenere sali e minerali necessari nella loro dieta; un fenomeno questo stagionale e comunque non garantito: i pappagalli sorvolano generalmente differenti zone fangose (mud patches) ogni mattina e di giorno in giorno il loro spot ideale si modifica, quindi non si può mai essere certi di incontrarli nella baia. Ma quella mattina, dopo un appostamento di un’ora, i pappagalli hanno iniziato uno dopo l’altro in gruppi più o meno compatti ad atterrare di fronte a noi, regalandoci uno degli spettacoli più armoniosi e colorati che si possano vivere qui ad Odzala. Spero che ognuno di voi chiudendo gli occhi dopo la lettura di questo breve post possa immaginare di essere nascosto all’interno di questa hide, possa sentire il fango sotto le proprie scarpe, il suono melodico e sempre diverso dei pappagalli cenerini, il battito d’ali silenzioso di centinaia di piccioni verdi africani, immancabili protagonisti di Lango, e le pulsazioni un po’ accelerate nel momento in cui un bufalo dimostra particolare interesse verso di noi. Spero davvero che ognuno possa vedere tutto questo almeno una volta nella vita e dire “io l’ho vissuto”.

Digressione

Faccia a Faccia con la Nuova Me

È stata una sorpresa inaspettata e bellissima questa intervista; come si dice il caso: un mio caro amico ha parlato di me ad un giornalista e quest’ultimo, catturato dalla pazzia di una ragazza occidentale che decide di lasciare tutto per rincorrere un qualcosa che da molti è stato definito utopico, ha deciso di incontrarmi e di mettere nero su bianco un’esperienza di vita, un percorso accidentato e difficile che a fine giornata mi porta sempre a sorridere ed a pensare che sì, può essere stancante, pesante, duro, faticoso, ma se alla fine tutto questo mi porta ad avere questo sorriso sulla faccia non importa quello che gli altri dicono o pensano. Questa è la strada giusta per me.

Grazie ancora Mattia Francesconi per questo regalo e per aver reso giustizia ad un posto magico come l’Odzala National Park.

Buona lettura!!!

Digressione

Liebster award 2016


Eccomi qua, anche quest’anno così com’era successo alla nascita di questo blog partecipo al Liebster award 2016, una sorta di piccolo riconoscimento da parte di amici blogger che mi seguono e che hanno trovato interessante questo mio piccolo spazio dedicato ai viaggi sognati, immaginati, programmati e vissuti. Ringrazio quindi Daniela per la nomina e mi appresto a rispondere alle sue magnifiche 10…. Ma prima, una sguardo al regolamento: 

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
  • Rispondere alle sue 10 domande
  • Nominare a tua volta altri 10 blogger con meno di 200 follower
  • Formulare altre nuove 10 domande per i tuoi blogger nominati
  • Informare i tuoi blogger della nomination
  1. Quale viaggio non hai ancora fatto ma speri di fare presto?Se ne dovessi scegliere soltanto uno… Il 🇲🇬 Madagascar… secondo gradino del podio (ma un pochino più difficile da realizzare) lo lascio all’Isola di Pasqua, una terra lontana che mi affascina da quando sono una bambina.
  2. Quanto prima cominci ad organizzare i tuoi viaggi? Dipende da quanto tempo prima decido di fare i bagagli e partire… Amo l’organizzazione del viaggio, è tanto emozionante quanto il viaggio stesso alle volte, e quindi logicamente se ho alcune settimane a disposizione mi perdo (letteralmente) tra cartine, mappe e guide turistiche.
  3. Viaggi leggero o parti carico di bagagli? Parlando al presente, cerco di mettere in valigia soltanto l’essenziale, quello che penso possa essere considerato un MUST HAVE della vacanza… Anche se devo ammettere che ho abbracciato da pochi anni questa filosofia di viaggio.
  4. Leggi mai le recensioni online dei posti che devi visitare prima della partenza? ASSOLUTAMENTE SÌ; credo fortemente nelle capacità dei viaggiatori di essere parti di un grande uno e quindi penso che le recensioni ed i commenti, siano essi positivi o negativi, siano fondamentali durante l’organizzazione di una vacanza. 
  5. Preferisci i viaggi itineranti o rimanere nello stesso posto? Viaggi itineranti al 100%!!! Credo sia l’unico modo possibile per immergersi completamente in un luogo, nella sua cultura, nelle sue genti, nella sua storia. Amo perdermi nel viaggio, scovare cose meravigliose mentre ne stavo magari ricercandone altre… Questo è VIAGGIARE.
  6. Se ti dicessero che hai un budget illimitato a disposizione per un solo viaggio, dove andresti e cosa faresti? Se leggerete il mio libro (Autobiografia mancata) lo scoprirete facilmente… Un piccolo indizio: acquisterei un round the world ticket… ma le destinazioni non posso svelarvele 😬😬😬
  7. Il luogo che più ti ha incantato e perché. Angkor Wat, il luogo magico per antonomasia, uno spettacolo che inebetisce, ammalia, zittisce anche il più chiacchierone del gruppo!!!
  8. Quando sei in viaggio condividi le cose che fai su internet o con i tuoi amici? Amo la fotografia quindi se ne ho la possibilità posto lo scatto più significativo della giornata sul mio profilo Instagram e agli amici più cari riservo scatti simpatici e particolari.
  9. Il pasto migliore che hai fatto durante un viaggio. Dov’eri e cos’hai mangiato? No, non può assolutamente essere definito il pasto migliore della mia vita ma sicuramente quello che ricorderò per tutta la vita: ragno fritto a Skoun – Cambogia. 
  10. Le mete che hai visitato negli ultimi 12 mesi. – Tenerife OnTheRoad – Sudafrica OnTheRoad – Italia (dalla Lombardia alla Puglia) OnTheRoad.                      

Ecco le mie 10 domande: 

  1. Se potessi viaggiare nel tempo dove andresti a finire e perché?
  2. Qual è la canzone che ti fa pensare al viaggio?
  3. La foto più imbarazzante che hai avuto la possibilità di catturare nei tuoi viaggi. 
  4. Se potessi partire per un luogo lontano, dove passeresti questo Natale e con chi?
  5. Cosa ti manca di più quando sei lontano dalla tua città natale?
  6. Il cibo più strano che hai avuto il coraggio di assaggiare.
  7. Hai un portafortuna che ti segue sempre nelle tue avventure? Se sì quale?
  8. Ti sei mai trovato in una situazione di pericolo reale? Se sì come ti sei comportato e come ci sei uscito?
  9. Qual è il mezzo di trasporto più strano che hai utilizzato nei tuoi viaggi?
  10. Il colore che connetti alla serenità del viaggio. 

Ed ecco a voi le mie nomination 

Discovery of World 

Io Parto da Sola 

Just a Girl With a Suitcase 

I Viaggi di Irene 

PostoFinestrino6a

ViaggiVersoMe

ViviComeViaggi

ViviPossibile

ViaggiAround

FlowerStories

Digressione

Invito alla lettura: Autobiografia mancata 

Nel primo post del 2016 ho pubblicato una lista di esperienze che mi piacerebbe riuscire a realizzare prima di raggiungere i fatidici trenta. Una vera e propria enunciazione di sogni, speranze, possibili future realizzazioni sia  personali che sul versante lavorativo. Alcune facilmente raggiungibili, altre un po’ più impegnative, alle quali dedicare tempo, impegno e cuore. Autobiografia mancata è una di queste; rappresenta la ricerca di un traguardo personale, la voglia di mettermi alla prova e di vincerla, il desiderio di mettere nero su bianco, giorno dopo giorno, un arcobaleno di idee che affollavano la mia mente e che non vedevano l’ora di prendere una forma più concreta. Una storia romanzata narrata in prima persona da una ragazza normale che decide di fare qualcosa di straordinario, qualcosa che le fa volontariamente perdere la retta via e la porta a conoscere il mondo, le persone, la vita e se stessa.

Ecco quindi che soltanto a voi, miei cari e fedeli seguaci, regalo un piccolo estratto del mio primo romanzo:

Io amo fotografare; adoro intrappolare momenti ed istantanee di vita di persone che non conosco, pezzi di un immenso puzzle. La fotografia può rivelare segreti che l’occhio umano non riesce a cogliere in modo subitaneo, ritengo sia uno dei modi migliori per rapportarsi con la realtà. E amo, idolatro forse, colui che mi ha permesso di arrivare ad amare e comprendere questo meraviglioso universo. Mi soffermo ad osservare gli sguardi di queste persone che mi fissano senza pretendere nulla; visito in una sola sera l’India, l’Afghanistan, la Birmania, il Giappone, la Cambogia, il Brasile; incontro persone che mi appaiono più reali e vere di tutti gli individui che circolano nelle stanze di questa reggia sorseggiando buon vino e parlando di argomenti futili ed irrilevanti; mi ritrovo a sorridere come una bambina a sguardi colorati e sorridenti provenienti dall’altra parte del mondo. Avrei voglia di entrare in questi scatti, vorrei sentir raccontare le storie di questi volti senza nome dalle loro voci, non vorrei dovermele leggere su cartelloni retro-illuminati che magari hanno tralasciato quel particolare, quell’insignificante per loro che per me potrebbe essere fonte di ispirazione. Mi ritrovo stranamente sola a fissare uno scatto diverso dalla maggior parte di quelli conservati in queste sale: ritrae un bambino che saltellando per le vie dell’India si allontana dall’occhio del fotografo, decide di non mostrare il suo volto, di scappare dalla fissità fotografica e inconsciamente di trasportarci con lui in quei dedali indiani. Vengo catapultata in un’altra dimensione, sono ancora tra i banchi di scuola e di fronte a me ritrovo la mia professoressa di inglese che col suo tono squillante e cristallino ci introduce il concetto di epifania nelle opere di Joyce: un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa rivelatore del vero significato della nostra coscienza. E’ un black out di pochi secondi, guardo di sfuggita le persone che mi gravitano attorno per poi tornare a fissare gli occhi su quel bambino che scappa. «Voglio seguire quel ragazzino, quelle mani blu che tappezzano i muri e che sembrano protrarsi all’infinito. Voglio scappare anche io». In una manciata di istanti, in quella magnifica residenza neoclassica estirpata dal romanzo di Fitzgerald, risucchiata dalla mondanità occidentale che parla di tutto finendo per non parlare di niente capisco che quella potrebbe essere “la mia seconda via”.

copertina91Se la vostra curiosità ed il vostro interesse sono stati stuzzicati da questa piccola anteprima vi lascio in chiusura alcuni link attraverso cui è possibile acquistare il libro cartaceo (ordinabile in più di 4.000 librerie tra cui IBS, Feltrinelli e Mondadori) o la versione ebook dello stesso. Grazie a tutti per il supporto e chi avrà la bontà di leggerlo non esiti a scrivermi il proprio giudizio, sia esso positivo o negativo📚📚📚

Ibs

YouCanPrint

GoodBook

MondadoriStore

AzetaLibri

Stato

My Bucket List o meglio 50 cose da fare prima dei Trenta

  1. Seguire lezioni di equitazione
  2. Partecipare ad un viaggio Overland in Africa
  3. Fare un lancio in paracadute/parapendio
  4. Visitare NYC
  5. Percorrere la Route 66
  6. Visitare Roma
  7. Volare in Islanda
  8. Scrivere e pubblicare un libro
  9. Comprare o farsi regalare una copia del First Folio delle opere di Shakespeare
  10. Dormire in un igloo
  11. Vedere una mostra di Steve McCurry
  12. Fare una crociera sul Nilo
  13. Vedere una tigre nel suo ambiente naturale
  14. Imparare le capitali degli Stati del mondo (TUTTE)
  15. Fare un viaggio zaino in spalla
  16. Volare in Australia
  17. Lasciare il mio attuale lavoro
  18. Stare un’intera giornata a letto sotto le coperte
  19. Imparare a fare surf
  20. Soggiornare in un faro
  21. Vivere agli estremi della mia vita
  22. Partecipare ad un concorso fotografico ed arrivare tra le prime posizioni
  23. Vedere un’aurora boreale
  24. Diventare a tutti gli effetti una guida naturalistica
  25. Acquistare un Round the World Ticket
  26. Chiudersi in un ashram indiano
  27. Fare volontariato
  28. Iscriversi ad un corso di cucina
  29. Fare un corso di difesa personale
  30. Tenere un bonsai
  31. Guidare un safari in Africa
  32. Assistere ad una Grande Migrazione
  33. Vedere il Grand Canyon
  34. Fare l’autostop in viaggio
  35. Seguire un corso di yoga
  36. Rimanere meravigliata dai moai di Rapa Nui
  37. Andare in stazione/aeroporto e prendere il primo biglietto disponibile
  38. Provare un volo indoor
  39. Fare un giro in mongolfiera
  40. Adottare un animale in via d’estinzione
  41. Regalare una stella
  42. Percorrere tutto o parte del Cammino di Santiago
  43. Prender parte ad un club letterario
  44. Toccare tutti i continenti
  45. Sconfiggere la mia fobia per le cavallette
  46. Vedere una balena
  47. Attraversare il deserto del Sahara
  48. Salire sull’Orient Express

Ecco come ho deciso d iniziare questo nuovo anno… Con una lista di cose che cercherò di fare prima di compiere i trent’anni (diciamo che ho ancora un po’ di tempo in effetti, anche se alcuni desideri necessitano di tempo e dedizione)🙂🙂🙂.  E Voi cari amici virtuali avete qualche desiderio particolare per questo nuovo capitolo della vostra vita?!?