Citazione

Il profumo della foresta

Entrare nella foresta di notte è un’esperienza sensoriale: la vista si rigenera perdendosi nel verde sconfinato; l’udito si rasserena grazie al suono assordante del silenzio; il tatto si arriva grazie al contatto vitale con l’ambiente; il gusto e l’olfatto si inebriano grazie al profumo intenso dei suoi elementi. La foresta di notte ha il profumo di emozioni non ancora provate, di amori non ancora incontrati, di sensazioni primordiali, di libri antichi ordinatamente riposti in scaffali polverosi, di un buon bicchiere di vino rosso, di terra bagnata, di muschi selvatici, di purezza, di pioggia primaverile, di alberi secolari, di libertà.

Sotto una coperta di stelle la Notte sparge parsimoniosa questa essenza in tutti gli angoli della Foresta, regalando all’Uomo una porta per un altrove arcano, una dimensione che inesorabilmente è destinata a scomparire con le prime luci del nuovo giorno.

Annunci

L’arrivo delle piogge

La più bella e perfetta immersione nella foresta del Congo la provo ogni volta che mi trovo in prossimità del Lékoli, uno dei maggiori affluenti del Mambili, che a sua volta arricchisce le acque del fiume più profondo al mondo, il Congo. L’arrivo della stagione delle piogge ha trasformato il paesaggio intorno a me ed ancora una volta la natura si diverte a modificarsi davanti ai miei occhi: quelle che prima erano zone percorribili a piedi, ora sono distese paludose, alcune addirittura completamente sommerse; tutto appare diverso; il Lékoli in una manciata di giorni si è trasformato da semplice rio a possente fiume in piena, riconquistando le sue rive e nascondendo le meravigliose radici delle Uapaca che corrono lungo tutto il suo corso; la sua forza è ora dirompente, incondizionata, impetuosa, incontenibile. Le piogge colpiscono la regione nella quale mi trovo a cadenza regolare, ogni 2/3 giorni il cielo improvvisamente si tinge di colori cupi, intensi; ogni lampo crea squarci di luce abbagliante, ogni tuono rimbomba nella foresta per diversi istanti. Ed infine la pioggia, carica e selvaggia come tutto quello che mi circonda, riempie la foresta. Giocare con la natura in queste giornate è oramai parte del mio essere: si cammina a piedi nudi nel campo per evitare di rimanere ancorati al suolo, si respira il profumo dell’acqua, ci si perde ad osservare le nubi che cambiano forma e colore ad ogni battito di ciglia. Ed ogni volta che me ne viene data la possibilità si corre al fiume perché la pioggia sul fiume è un qualcosa di magico, primordiale.

… E mentre i miei ospiti si godono una birra fredda ed il passaggio di un elefante di foresta nella baia di Lango, io rivolgo il mio sguardo altrove, verso queste pennellate di colore tanto belle da sembrare surreali. È la risposta silenziosa della foresta del Congo a tutte le mie domande, a tutti i miei dubbi, alle mie indecisioni, ed ai i ripensamenti; è questione di secondi, di pochi istanti prima che tutto svanisca: un’esplosione di colori e rumori che mi ricordano perché ho iniziato questo fantastico viaggio. Nonostante tutte le difficoltà, nonostante le cadute, nonostante le sveglie alle quattro di mattina, le camminate di ore nella foresta pluviale sotto una pioggia incessante, le ore di sonno mancato, gli incontri più pericolosi nel bel mezzo del nulla, nonostante il mio dare il massimo ma al tempo stesso non sentirmi mai all’altezza, nonostante tutto la foresta stasera mi sussurra silenziosamente che è dalla mia parte. Dopo i primi mesi in Congo ho compreso che non bisogna aspettarsi nulla dalla foresta, che non occorre avere fretta, che è lei a governare, che bisogna perdersi per poter eventualmente ritrovare la strada, che tutto nella foresta deve essere capito e decifrato. Stasera la foresta mi impone di sorridere e l’unica cosa che posso fare è ricambiare amichevolmente questo sorriso selvaggio.

A tu per tu con Magdalena Bermejo

Non fate complimenti a questa donna, potrebbe risentirsene. Il primo incontro con Magda avviene in modo un po’ casuale, scambiamo qualche frase in spagnolo, si dice felice di avere finalmente una guida che possa capire la sua lingua, io sorrido e dentro di me penso soltanto alla fortuna che potrò trarre da questi mesi nella foresta con la primatologa e ricercatrice di gorilla di pianura occidentale per eccellenza. Non azzardatevi a paragonarla a Dian Fossey o ad altri nomi importanti che costellano la ricerca sul campo di scimpanzé e gorilla; non pensate neanche lontanamente di rivolgerle qualche attenzione in più del dovuto, non vuole sentirsi trattata come “quella speciale che da più di 20 anni segue i gorilla di pianura giorno dopo giorno” nonostante lo sia. Magdalena Bermejo dedica la sua vita alla ricerca: dal 1991 insieme al marito German dopo svariati viaggi in Africa che la conducono ad amare questo mondo così lontano da quello occidentalizzato nel quale è crescita ed ha studiato vive nelle foreste pluviali del Congo, conducendo ricerche sempre più approfondite sullo stato e sulla protezione dei gorilla, diventando di fatto l’unica vera esponente degli studi sui gorilla di pianura in quello che diverrà il Lossi Gorilla Sanctuary (maggio 2001). Una svolta nella storia della ricerca sui gorilla di pianura: l’adattamento di alcuni individui al genere umano. Il lavoro di ricerca a Lossi culmina con l’individuazione di 10 gruppi sociali in una popolazione di 143 individui. Il National Geographic nota questa importante personalità e le dedica un video documentario nel 2001. Tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 la tragedia: il virus Ebola attacca la popolazione di gorilla, oltre che alcuni villaggi nelle vicinanze del santuario, e causa la morte di 130 dei 143 esemplari. Partendo dai risultati della ricerca sul campo, la Bermejo e la sua squadra stimano che in un’area di 2700 km quadrati all’incirca 5000 gorilla trovano la morte a causa della propagazione del virus. È a causa di questa disgrazia che lo IUCN, (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) classifica i gorilla di pianura come “CriticallyEndangered“, un passo indietro da “Extinct in the Wild“. La ricerca della Bermejo si sposta finalmente nel 2009 nei territori vicino all’Odzala Kokoua National Park, dove viene individuata un’altissima concentrazione di gorilla di pianura e dove, con l’aiuto di Sabine Plattner, della SPAC e della CCC, crea un campo di ricerca strettamente connesso all’idea di turismo ecosostenibile e conservazionista. Il turista che visita gli Odzala Discovery Camps non è soltanto un semplice viaggiatore: per noi e per il concetto che sta alla base del nostro lavoro è un ricercatore, uno scienziato, un ambasciatore del progetto di conservazione che è in atto in questi territori così selvaggi e lontani dall’interesse della stampa internazionale.

Digressione

Primi racconti di un’Africa lontana

Non è per nulla facile descrivere a parole in mondo che mi ha risucchiato da oramai più di una settimana. Dimenticatevi l’Africa dei grandi felini, l’Africa dai grandi spazi aperti e pianeggianti, l’Africa degli impala e delle gigantesche acacie che disegnano silhouettes perfette, l’Africa un po’ occidentalizzata e sorridente che si intravede in alcuni documentari, dimenticatevi il safari comodamente vissuto su di una Jeep 4X4 che si muove seguendo percorsi più e più volte tracciati da precedenti driving. Dimenticatevi dell’Africa così come noi tutti la immaginiamo.Non è questa l’Africa che vi aspetta in Congo. Mettete in valigia una buona dose di energia e spirito d’avventura, scarpe comode e litri di anti zanzare e preparatevi all’inaspettato ed all’ignoto.

Non so decifrare ancora la prima reazione che ho avuto sorvolando l’immensità dell’Odzala-Kokoua National Park: chilometri sconfinati di Natura selvaggia ed incontaminata scorrevano sotto il mio sguardo attento e più cercavo somiglianze con la mia Africa, più mi rendevo conto che non ce n’erano. La difficoltà di trovare uno spazio aperto in tutto quel verde sottostante mi ha per un attimo terrorizzata: nonostante fossi conscia sin dall’inizio del viaggio che non sarebbe stato semplice, il respiro per un attimo è diventato frenetico e la testa ha cominciato a fantasticare cercando di non pensare a tutto quello che a centinaia di metri di distanza scorreva come un fiume in piena sotto i miei piedi. Gli Odzala Discovery Camps sono disseminati all’interno di questo mosaico composto da foreste, fiumi, savana e saline; si perdono nella sua vastità. Il campo principale è Mboko Camp, situato a pochissima distanza da uno dei fiumi principali di quest’area, il Lékoli e da uno dei suoi affluenti, il Lékénie. Un secondo campo, Lango Camp, relativamente più piccolo, si trova ad una manciata di km dal principale e la vista da questo gioiello è mozzafiato: il deck si affaccia su Lango Bai, luogo di ritrovo quotidiano di bufali, elefanti, scimmie ed un numero indicibile di specie di uccelli che si radunano in questa salina in cerca di acqua e sali minerali. Il terzo campo, Ngaga Camp, si trova a 12 km dal confine occidentale del parco, nella Ndzehi Concession ed è uno dei pochi luoghi al mondo dove potrete avere un incontro privato con la più grande popolazione esistente di gorilla di pianura.

• Ilgo Forest •Vivere in questo mondo ti impone di diventare cieco e di imparare ad utilizzare tutti gli altri sensi: in primis l’udito, la foresta intorno a te si muove, si anima ad ogni tuo passo, non si scompone ma ti parla, ti lascia entrare nelle sue vene ma ti ricorda che è lei a comandare, ti permette di visitarla, ma ti impone attenzione. Tutto nella foresta deve essere decifrato, deve essere ascoltato, annusato, toccato, sentito. Devi in ogni singolo instante, in ogni singolo passo che muovi, ricordati di essere una pedina e non il giocatore. I rumori ti inghiottono e se vuoi capire la foresta, devi capirne il linguaggio. Ci si muove al rallentatore alle volte, cercando stupidamente di evitare rami secchi e costellazioni di frutti, foglie e fiori che ricoprono la vegetazione. Lo sguardo si sposta in tutte le direzioni, tutto è diverso e paradossalmente sempre uguale, la foresta ti schiaccia con la presenza incombente di alberi alti 30, 40, 50 metri e ti disorienta, ti costringe a perderti nei suoi dedali. Le zone acquitrinose e fangose sono ovunque, non importa se la stagione è quella delle piogge o quella secca, preparatevi a rimanere ancorati al suolo, coperti dal fango e probabilmente da qualche goccia di pioggia che inevitabilmente accompagna il vostro soggiorno in Congo. Gli animali giocano coi vostri sensi e si prendono gioco di voi se possibile: le scimmie si rincorrono sugli alberi e sfuggono al vostro sguardo disabituato alla ricerca, gli elefanti giocano a nascondino e non so ancora spiegarmi come sono sempre loro a vincere, i bufali vi aspettano dietro ogni anfratto e vi guardano con sguardo interrogativo, forse in questo angolo di Natura ancora alcuni ignorano la nostra stessa esistenza, gli insetti giocano coi colori e si mimetizzano con le sfumature della foresta. Nulla in questa descrizione ricorda lontanamente l’Africa dei grandi Safari fotografici, nulla qui è ancora stato disturbato dalla presenza dell’uomo, tutto richiama la condizione originale dell’uomo, un essenza spazio-temporale che non ci appartiene più e proprio per questo vorremmo riuscire a conquistare la, a diventare noi gli artefici del gioco. Non so ancora bene dove conduce questa avventura, ma di una cosa sono certa: la foresta non è domabile.

Digressione

Ma in Africa quanti Congo esistono?

Quando ho comunicato a parenti ed amici che avevo firmato un contratto per una zona remota del Congo, le espressioni che si sono succedute sulle loro facce sono state un miscuglio di paura, terrore, ansia e “MaQuestaNonÈNormale”. Questo perché la maggior parte delle persone con cui mi è capitato di parlare a proposito di questa mia strabiliante nuova avventura non era a conoscenza del fatto che l’Africa ospita ben DUE ✌️ CONGO, due Paesi confinanti geograficamente parlando, ma così distanti per civiltà, sicurezza e sviluppo economico. La Repubblica del Congo (dove appunto si trova l’Odzala-Kokoua National Park) è un’ex-colonia francese la cui capitale, Brazzaville, cittadina di stampo coloniale, sorge sulle rive del grande fiume Congo. Da non confondere assolutamente con la vicinissima Repubblica Democratica del Congo (DRC), questo Congo appare calmo, rilassato, mosso dalla tipica tranquillità africana e in rapido sviluppo economico. La sua storia ha inizio nel XIX secolo con le spedizioni e le esplorazioni di Pierre Savorgnan de Brazza. Notoriamente conosciuta come “la piccola Parigi africana”, l’influenza francese si respira anche solo passeggiando nelle coloratissime strade della capitale, considerata una delle città più sicure d’Africa: ci si imbatte in venditori di fiori, boulangeries dalle cui porte si avverte il profumo del pane 🥖 appena sfornato, cafès parigini trapiantati in questa terra ancora poco esplorata. Trovandosi nella parte centro-occidentale dell’Africa sub-sahariana a cavallo dell’Equatore, Congo-Brazzaville presenta un clima equatoriale o sub-equatoriale, con abbondanti piogge e un tasso medio elevatissimo di umidità (la maggior parte delle sue terre, più del 65%, è ricoperto da fitte foreste pluviali, i polmoni verdi del nostro pianeta). L’Odzala National Park si trova a pochissima distanza dall’Equatore (emisfero nord) con una prima stagione secca (è errato definirla in questo modo, perché il Congo, esattamente come altri Paesi che corrono lungo l’Equatore non presenta una netta distinzione tra stagione secca/delle piogge) che si estende da Giugno a Settembre ed una seconda da Dicembre a Febbraio: durante questi periodi dell’anno si possono riscontrare temperature leggermente più basse ed un livello d’umidità inferiore rispetto ai restanti mesi, anche se le piogge possono sorprendervi in qualunque momento della vostra spedizione. La stagione delle piogge va da Marzo a Maggio, e da Settembre a Novembre: temporali torrenziali e sfumature ammalianti colorano il cielo in ogni istante della giornata, regalando ai fotografi più wild scatti davvero strepitosi.Nel prossimo post mi dedicherò al packaging, alias come affrontare la preparazione della vostra valigia per un viaggio del genere. • Stay tuned •

Stato

Una Nuova Grande Avventura

L’Odzala-Kokuoa National Park è una gemma ancora poco conosciuta dal turismo internazionale, nonostante sia uno dei parchi più antichi d’Africa fondato nel 1935 dall’amministrazione francese e la seconda foresta tropicale più vasta al mondo dopo quella amazzonica, incastonata nel cuore dell’enorme area di foresta sul bacino del fiume Congo. Il parco copre una superficie di circa 13.600 chilometri quadrati, arrivando ad ospitare una moltitudine di habitats ed ecozone differenti: si passa dall’intricata foresta tropicale, casa indiscussa della popolazione più numerosa di gorilla di pianura (Western Lowland Gorillas), alla savana tipicamente africana, arrivando a zone paludose e caratteristiche di questo microcosmo, le cosiddette saline (Bais in inglese): zone acquitrinose e fangose che costellano l’altrimenti fittissima foresta congolese, luoghi di ritrovo quotidiani di alcuni animali che utilizzano queste pozze di grandezza variabile (raggiungono i dieci ettari di vastità) per cibarsi, abbeverarsi, o semplicemente immergersi in queste vasche naturali. L’immensa e sconfinata regione dell’Odzala ospita un’infinità di specie differenti ed alcune endemiche di questo luogo magico: oltre ai magnifici gorilla di pianura, compiere una spedizione all’interno del parco significa avere la possibilità di incontrare elefanti di foresta, più di 100 diverse specie di mammiferi, oltre 430 specie di uccelli dai colori stravaganti e variegati e un numero indicibile di piante e fiori; antichi giganti silenziosi si innalzano verso un cielo sempre instabile per oltre 50 metri, orchidee selvatiche si arrampicano sui rami aggrovigliati, e un tappeto di semi, foglie, fiori e frutti ricopre il terreno umido. Gli Odzala Discovery Camps sono una collezione di tre eco-lodges extra lusso (due di questi lodges • Mboko e Lango Camps • situati all’interno del parco nazionale, mentre il terzo • Ngaga Camp • collocato in una concessione privata ai margini del parco, nella Ndzehi Forest) gestiti dalla Congo Conservation Company (CCC) e di proprietà di Sabine Plattner, unione che, oltre a garantire un incontro straordinario ed unico con la foresta congolese, sostiene attraverso differenti progetti di volontariato e conservazione le quasi 80000 persone che sopravvivono nei villaggetti che costellano il perimetro del parco naturale (SPAC).


Vi starete forse chiedendo perché mai vi stia parlando di questa zona remota d’Africa… La perseveranza e la tenacia portano sempre ad un risultato, anche se accompagnate da un’infinita serie di giornate black-mood, umori neri, momenti di sconforto e di totale sfiducia. Dopo quasi un anno le mie ricerche incessanti sono approdate in Congo (magari in un altro post vi racconterò anche come😊dato che con tutta sincerità il Congo non era proprio sulla mia lista), e dopo una serie deludente di NO è arrivato il fatidico SÌ!!! Non ho pensato neanche per un secondo di non cogliere questa straordinaria opportunità: ricevuto e firmato il contratto con la CCC il giorno seguente mi sono recata a rassegnare le tanto temute dimissioni col sorriso stampato sulla faccia e nel cuore un miscuglio di emozioni che a parole non si possono neanche elencare tutte: paura, ansia, tensione, euforia, orgoglio, serenità, speranza, ottimismo…mal d’Africa.

La mia avventura all’interno dell’Odzala-Kokuoa partirà il 6 gennaio!!! Spero di riuscire (Wi-Fi e tempo permettendo) a postare almeno un racconto a settimana, tenendovi sempre aggiornati riguardo a tutto quel mondo che si offrirà ai miei occhi, alle difficoltà che dovrò affrontare, alle persone che entreranno a far parte della mia vita africana, agli incontri magici che la foresta mi offrirà. Quindi questa volta davvero amici stay tuned e aspettate aggiornamenti africani!!!

Stato

• Virunga •

A distanza di anni dall’arrivo di Netflix in Italia decido di abbonarmi quasi esclusivamente per un unico motivo: vedere, anche se in ritardo, uno dei documentari più belli, veri ed al contempo crudeli e commoventi che siano mai stati prodotti sulla storia recente di uno dei paesi africani più disastrati e abbandonati dai media internazionali: il Congo. Il film documentario, pensato, prodotto e diretto da Orlando von Einsiedel in collaborazione con Leonardo DiCaprio, ripercorre la drammatica e recente Storia di alcuni territori orientali del Congo, rivolgendo una particolare attenzione al Parco Nazionale dei Virunga, il parco più antico del Paese, fondato nel lontano 1925 e protetto dal 1979 dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità in quanto culla primordiale ed ancora esistente degli ultimi gorilla di montagna (ad oggi la popolazione mondiale conta all’incirca 680 esemplari). Il documentario segue la storia di alcuni ranger e del direttore del Parco, l’ambientalista belga Emmanuel de Merode, uniti per difendere quest’area  dagli interessi degli speculatori, in uno scenario di conflitti e di instabilità politica perpetuati. L’immacolata bellezza del Parco Nazionale viene sconvolta e travolta dal vile e sporco denaro quando nel 2007 il Congo decide di rilasciare due concessioni petrolifere vicinissime ai confini del Parco alla Total (che sceglie però di rimanere nella legalità ed operare nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali sulla salvaguardia dell’ambiente) e alla Soco, compagnia londinese. La Soco, avvalendosi di aiuti provenienti dall’interno del Paese, letteralmente compra uomini vicini al Governo ed alle forze dell’ordine, e riesce ad insinuarsi oltre i confini del Parco, compiere ispezioni “ufficiose” nei pressi del Lago Edward, dentro al Virunga appunto, e a scovare giacimenti petroliferi proprio sotto il lago. Con carte alla mano e soldi sonanti nelle tasche i dirigenti della Soco richiedono al Governo congolese di appoggiare la prosecuzione dei lavori all’interno del Parco o, se questo fosse risultato impossibile, di SPOSTARE i confini di uno dei Parchi più antichi d’Africa per continuare le trivellazioni; tutto questo, oltre ad avere palesi ripercussioni sulla straordinaria biodiversità del Parco (non solo casa dei gorilla di montagna, ma anche di elefanti, gazzelle, antilopi, giraffe e un microcosmo inenarrabile) potrebbe provocare gravissimi disagi ai villaggi di pescatori che costellano le rive del Lago Albert, vicinissimo al Lago Edward. 

Il documentario tocca con mano lo sporco e viscido mondo degli affari e della politica internazionali, che si mescola e si avviluppa attorno alla vita del Parco Nazionale, che come un’enorme bolla di sapone cerca di difendersi con un manipolo di uomini innamorati della loro terra, mossi da un’unica voce, un unico desiderio: impedire la distruzione dei Virunga. A parte la toccante descrizione visiva della Storia del Congo quello che più emoziona, quello che arriva dritto al cuore è l’amore che questi uomini hanno verso la loro terra, il loro passato, la loro Natura. Il comprendere quanto importante siano gli 8000 chilometri quadrati del Parco per loro, per la popolazione congolese, per il futuro del Congo è la vera forza che li fa muovere, li trasforma in scudo umano contro la forza inarrestabile del denaro e delle speculazioni, li erge ad eroi nazionali senza che loro neanche se ne rendano conto. La tragica storia raccontata nel film prosegue ancora oggi e la lotta per la sopravvivenza nella Repubblica Democratica del Congo continua con migliaia di uccisioni di massa, stupri, corruzioni, sfruttamenti di risorse naturali da parte di chiunque e dittature incatenate al potere. 

Ho accettato di dare il meglio di me per far sì che la flora e la fauna selvatica possano essere salvaguardate al di là di tutte le pressioni, al di là di tutta la brama di denaro, al di là di tutto. Qualsiasi cosa dovesse accadermi, l’accetterò, perché non sono speciale. Non possiamo mostrarci deboli e permettere alla Soco di procedere indisturbata con il suo lavoro. Alla fine saremo giudicati se resteremo a guardare mentre il parco scompare; ma il nostro desiderio è che questo parco possa vivere per sempre.