Digressione

Invito alla lettura: Autobiografia mancata 

Nel primo post del 2016 ho pubblicato una lista di esperienze che mi piacerebbe riuscire a realizzare prima di raggiungere i fatidici trenta. Una vera e propria enunciazione di sogni, speranze, possibili future realizzazioni sia  personali che sul versante lavorativo. Alcune facilmente raggiungibili, altre un po’ più impegnative, alle quali dedicare tempo, impegno e cuore. Autobiografia mancata è una di queste; rappresenta la ricerca di un traguardo personale, la voglia di mettermi alla prova e di vincerla, il desiderio di mettere nero su bianco, giorno dopo giorno, un arcobaleno di idee che affollavano la mia mente e che non vedevano l’ora di prendere una forma più concreta. Una storia romanzata narrata in prima persona da una ragazza normale che decide di fare qualcosa di straordinario, qualcosa che le fa volontariamente perdere la retta via e la porta a conoscere il mondo, le persone, la vita e se stessa.

Ecco quindi che soltanto a voi, miei cari e fedeli seguaci, regalo un piccolo estratto del mio primo romanzo:

Io amo fotografare; adoro intrappolare momenti ed istantanee di vita di persone che non conosco, pezzi di un immenso puzzle. La fotografia può rivelare segreti che l’occhio umano non riesce a cogliere in modo subitaneo, ritengo sia uno dei modi migliori per rapportarsi con la realtà. E amo, idolatro forse, colui che mi ha permesso di arrivare ad amare e comprendere questo meraviglioso universo. Mi soffermo ad osservare gli sguardi di queste persone che mi fissano senza pretendere nulla; visito in una sola sera l’India, l’Afghanistan, la Birmania, il Giappone, la Cambogia, il Brasile; incontro persone che mi appaiono più reali e vere di tutti gli individui che circolano nelle stanze di questa reggia sorseggiando buon vino e parlando di argomenti futili ed irrilevanti; mi ritrovo a sorridere come una bambina a sguardi colorati e sorridenti provenienti dall’altra parte del mondo. Avrei voglia di entrare in questi scatti, vorrei sentir raccontare le storie di questi volti senza nome dalle loro voci, non vorrei dovermele leggere su cartelloni retro-illuminati che magari hanno tralasciato quel particolare, quell’insignificante per loro che per me potrebbe essere fonte di ispirazione. Mi ritrovo stranamente sola a fissare uno scatto diverso dalla maggior parte di quelli conservati in queste sale: ritrae un bambino che saltellando per le vie dell’India si allontana dall’occhio del fotografo, decide di non mostrare il suo volto, di scappare dalla fissità fotografica e inconsciamente di trasportarci con lui in quei dedali indiani. Vengo catapultata in un’altra dimensione, sono ancora tra i banchi di scuola e di fronte a me ritrovo la mia professoressa di inglese che col suo tono squillante e cristallino ci introduce il concetto di epifania nelle opere di Joyce: un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa rivelatore del vero significato della nostra coscienza. E’ un black out di pochi secondi, guardo di sfuggita le persone che mi gravitano attorno per poi tornare a fissare gli occhi su quel bambino che scappa. «Voglio seguire quel ragazzino, quelle mani blu che tappezzano i muri e che sembrano protrarsi all’infinito. Voglio scappare anche io». In una manciata di istanti, in quella magnifica residenza neoclassica estirpata dal romanzo di Fitzgerald, risucchiata dalla mondanità occidentale che parla di tutto finendo per non parlare di niente capisco che quella potrebbe essere “la mia seconda via”.

copertina91Se la vostra curiosità ed il vostro interesse sono stati stuzzicati da questa piccola anteprima vi lascio in chiusura alcuni link attraverso cui è possibile acquistare il libro cartaceo (ordinabile in più di 4.000 librerie tra cui IBS, Feltrinelli e Mondadori) o la versione ebook dello stesso. Grazie a tutti per il supporto e chi avrà la bontà di leggerlo non esiti a scrivermi il proprio giudizio, sia esso positivo o negativo📚📚📚

Ibs

YouCanPrint

GoodBook

MondadoriStore

AzetaLibri

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Bevendo un tè nel deserto…

“Non si considerava un turista, bensì un viaggiatore. E in parte la differenza sta nel tempo, spiegava. Laddove, in capo a qualche settimana o mese, il turista si affretta a far ritorno a casa, il viaggiatore, che dal canto suo non appartiene né a un luogo né all’altro, si sposta più lentamente, per periodi di anni, da un punto all’altro della terra”.
         Il tè nel deserto di Paul Bowles

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Dove è meglio non viaggiare (adesso) e perché bisogna continuare a viaggiare

Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un articolo davvero interessante, ben scritto, che ha subito incontrato la mia approvazione e quindi la mia voglia di farlo leggere anche a tutti i miei followers o compagni di blog, come lo chiamo io. È un lungo articolo pubblicato su Vanity Fair da una certa Paola Manfredi (complimenti!!!) a proposito degli scombussolamenti che il nostro mondo sta subendo a causa dei continui ed imprevedibili attacchi terroristici. Nonostante questo la giornalista sottolinea che la paura e l’ansia che ahimè ci perseguitano senza tregua non devono assolutamente impedirci di viaggiare, di scoprire nuovi mondi, nuove terre, nuove culture e tradizioni, nuove vite. Perché se il mondo del turismo dovesse smettere di esistere allora avrebbero vinto loro, avrebbe vinto l’ignoranza e la malvagità, la paura e la tirannia. 

Ecco a voi l’incipit dell’articolo: 

Se il mondo è ancora un posto in cui viaggiare e in quale parte di mondo è meglio farlo sono alcune delle domande più ricorrenti in tempi politicamente e socialmente incerti come questi. La “guerra” di questo nuovo millennio, infatti, non sempre ha una sede reale, ma è spesso inaspettata nelle sue apparizioni. Lo stesso attentato al museo di Tunisi non era in effetti ipotizzabile, seppure possibile. Proprio la vicenda tunisina dimostra semmai l’imprevedibilità degli eventi: in pochi avrebbero sconsigliato un viaggio in crociera nel Mediterraneo.  
Eppure, smettere di viaggiare significa rassegnarsi alla morte culturale, ratificare l’incomunicabilità delle culture, nonché accettare la strategia terroristica di impoverimento e isolamento dei paesi islamici nei confronti del resto del mondo. Bisogna partire, insomma, per testimoniare la propria cittadinanza universale, e come ci insegnano la storia e la letteratura, da Gilgamesh a Ulisse, diventare migliori. 

Per leggere tutto l’articolo: http://m.vanityfair.it/viaggi-traveller/notizie-viaggio/news/15/03/24/viaggiare-sicuri-paesi-dove-non-andare-terrorismo-tunisia?utm_source=vanity&utm_m 

Buona lettura!!!

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Into the Wild

C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante solo del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…

(Dal film “Into The Wild“)

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La Cattedrale del Mare – Ildefonso Falcones

“Il mare non sa niente del passato. Sta lì, non ci chiederà mai di spiegargli nulla. Le stelle, la luna, stanno lì, e continuano a illuminarci, brillano per noi. Che cosa vuoi che importi, a loro, quello che è successo? Ci fanno compagnia e ne sono felici.”

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Nelle mie lunghe passeggiate nelle intricate e strette vie di Barcellona in realtà non ero mai sola, quasi sempre accompagnata da un fedele e silenzioso amico che mi portava ad esplorare diverse zone della città invitandomi visivamente a tentare di ricostruire una Barcellona di altri tempi, quella che si intravede ancora sotto la superficie della città moderna, brulicante e multietnica. La Barcellona medievale rivive attraverso il racconto di Arnau Estanyol, figlio di un servo della gleba, la cui vita risulta essere legata inevitabilmente alla costruzione della chiesa di Santa Maria del Mar (dalla quale appunto Falcones trae il titolo del romanzo). Il racconto si snoda tra las calles de Barcelona, una ricostruzione storico-romanzata di come la capitale della Catalogna doveva apparire nel XIV secolo; Falcones non si limita a diluire per pagine e pagine la storia drammatica e a tratti eroica di questo giovane spagnolo, ma ci racconta anche la costruzione di una delle più belle ed incantevoli chiese gotiche della città: la Cattedrale del Mare, la chiesa del popolo semplice, il popolo del Barrio della Ribera, dove vivevano soprattutto marinai, pescatori, lavoratori del porto, artigiani e armatori. La città rivive nelle pagine del romanzo, la Storia si fa onnipresente e il lettore si ritrova a camminare gli stessi passi di Arnau…a distanza di secoli seguendo quel fil rouge che ha legato tutti i personaggi della narrazione alla cattedrale del mare… 

 Per chi volesse acquistare il libro: http://www.amazon.it/ 

La cattedrale del mare
Titolo originale La catedral del mar
Autore Ildefonso Falcones
1ª ed. originale 2006
Genere Romanzo
Sottogenere Romanzo storico
Lingua originale spagnolo
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Viaggiare è…

Il viaggio è il luogo dello smarrirsi, del ritrovamento dell’inaspettato;è il tempo dello stupore. Nel viaggio i sensi si risvegliano, diventano più vigili, si stupiscono di fronte ad usanze ed accadimenti. Il viaggio è umiltà: bisogna ricominciare ad imparare, non si può più dar nulla per scontato. Smarrirsi di fronte a situazioni che non conoscevamo o credevamo di non conoscere; cambiare latitudine per cambiare prospettiva. E’ il tempo dell’incontro per eccellenza, visto che ogni popolo osserva, accudisce ed ama cose diverse. E’ conoscere: capire, non solo raccontare

Il sorriso della Cambogia