5 film per il 5 giugno – Giornata Mondiale dell’Ambiente 

Dal 1972 il 5 giugno è in tutto il mondo la giornata dedicata all’Ambiente. Ricollegandomi al post precedentemente pubblicato 🔙 voglio presentarvi una selezione di cinque film che elogiano la nostra Terra, film che ci ricordano, alcuni anche in modo drammatico ed intenso, il travagliato e magnifico rapporto tra noi e l’ambiente. 

  • Into the wild

Assoluto capolavoro del genere, basato sul romanzo Terre Estreme di John Krakauer, diretto da Sean Penn; un viaggio on the road che è al contempo un coinvolgente racconto di formazione, una riflessione continua sul desiderio innato di libertà, un canto appassionato all’infinita bellezza della natura ed una struggente rappresentazione della solitudine, che viaggia in parallelo  all’importanza della condivisione. 

  • Wild 

Adattamento cinematografico di uno scritto autobiografico, mostra uno spaccato d’America poco noto e meraviglioso. È il Pacific Crest Trail, sentiero escursionistico che dal confine degli Usa con il Messico arriva fino al Canada che Reese Whiterspoon (Cheryl Strayed) percorre in all’incirca due mesi, dopo aver perso la madre ed essere rimasta vittima dell’eroina. 

  • Dove sognano le formiche verdi

Racconta la storia di una compagnia petrolifera britannica che nei territori remoti dell’outback australiano cerca di convincere un gruppo di aborigeni a lasciare libera la propria terra, così da poter trivellare a caccia del petrolio. Gli aborigeni, ancorati alle  proprie credenze e tradizioni, tentano in tutti i modi possibili di opporsi all’inevitabile potenza economica. 

  • Before the flood – Punto di non ritorno 

Documentario shock pensato, prodotto e “vissuto” da un bravissimo ed impegnatissimo Leonardo di Caprio che incontrando scienziati, leader mondiali e attivisti discute e mostra terribili risvolti dei cambiamenti climatici ed espone possibili drastiche soluzioni. 

  • Qualcosa di straordinario 

La straordinaria storia del giorno in cui il governo americano e quello sovietico unirono le loro forze per salvare tre balene grigie intrappolate nel ghiaccio al largo della costa dell’Alaska.

• Non prendiamo per scontato questo pianeta 🌎 •

Digressione

Debacle Trump

E quindi stasera quel simpaticone di Trump annuncerà al mondo intero la sua grande decisione: lasciare che il suo Paese, una delle più grandi potenze mondiali, esca dagli Accordi di Parigi. Grandi applausi per il neoeletto Presidente degli Stati Uniti d’America; una stretta di mano virtuale a lui ed al suo grande ego che non vede più lontano della punta del suo naso. Per chi non lo sapesse, l’Accordo di Parigi (stipulato nel 2015 e depositato presso le Nazioni Unite a New York nell’aprile del 2016) definisce un piano d’azione globale inteso a rimettere il mondo “sulla buona strada” per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2*C. Grande gioia quindi quando tra i Paesi che accettarono gli accordi figuravano le due grandi Nazioni che emettono le maggiori quantità di CO2 al mondo: la Cina e gli Stati Uniti appunto. Un respiro di sollievo era stato tirato dagli ambientalisti che (pur non essendo pienamente contenti di alcuni risvolti dell’accordo) avevano spiegato come “l’azione contro i cambiamenti climatici sia ad oggi come lo era due anni fa una questione di sopravvivenza“. Il riscaldamento globale è stato classificato come la minaccia più importante che noi e la nostra povera Terra dovremo affrontare nel secolo in corso. Il global warming, cioè l’aumento della temperatura media globale è causato dalle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera come appunto il metano e la CO2 prodotta dall’uomo attraverso una serie di attività quali la deforestazione, gli allevamenti intensivi, l’utilizzo di combustibili fossili come petrolio il carbone… Conseguenze primarie del riscaldamento globale sono i cambiamenti climatici come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione e la perdita di biodiversità. Quindi ora noi tutti ci chiediamo: ma come cavolo fai, caro Donald, a fregartene del futuro del tuo Paese, della nostra mamma Terra per agire in nome dell’industralizzazione e dell’economia senza pensare al futuro? Ed io che ero una di quelli che appena reso noto il tuo nome come nuovo Presidente d’America aveva scelto di darti tempo, aveva deciso di non bollarti come lo spegiudicato industriale ma aveva preferito vedere le tue azioni per il futuro del tuo Paese, della tua/nostra Terra. Ma come si dice dalle mie parti “se una cosa nasce tonda non può mica morire quadrata”. Quindi grazie di cuore Donald per questo regalo a coloro che verranno, per questo dono che hai fatto alla mia generazione. 

• Debacle Trump •

Digressione

E alla fine di un lungo andare…

“E alla fine di un lungo andare il viaggiatore sorridendo volge di nuovo lo sguardo al recente passato, alle esperienze collezionate lungo il percorso, ai pianti, alle difficoltà combattute, ai sorrisi, agli abbracci confortanti di nuove persone presto diventate amiche; sempre sorridendo il viaggiatore consapevolmente ammette più a se stesso che agli altri che nella vita non è poi così importante il traguardo finale, ma conta molto più il percorso che si compie per arrivarvi”.

La mia prima lunga esperienza africana volge al termine: dopo tre mesi di guiding, driving, pioggia, sole, amici, libri ed esami torno a casa abbracciando la mia qualifica nuova di zecca: GUIDA CERTIFICATA FGASA LEVEL 1. Sono stati mesi intensi, pieni di emozioni, di gioie, di momenti indimenticabili. Descrivere l’esperienza a BHEJANE a parole mi risulta molto difficile, non perché non riesca a trovare le parole giuste per parlarvene, ma piuttosto perché i sentimenti e le forti sensazioni provate lungo questo percorso non sono commentabili a parole. Appena tornerò a casa utilizzerò le fotografie collezionate in questi mesi per farvi entrare nel mio magico mondo, per farvi conoscere questa accademia, per farvi capire perché mi sono follemente innamorata del bush e di tutto il mondo che vi gravita attorno. 

• Stay tuned •

Digressione

Liebster award 2016


Eccomi qua, anche quest’anno così com’era successo alla nascita di questo blog partecipo al Liebster award 2016, una sorta di piccolo riconoscimento da parte di amici blogger che mi seguono e che hanno trovato interessante questo mio piccolo spazio dedicato ai viaggi sognati, immaginati, programmati e vissuti. Ringrazio quindi Daniela per la nomina e mi appresto a rispondere alle sue magnifiche 10…. Ma prima, una sguardo al regolamento: 

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
  • Rispondere alle sue 10 domande
  • Nominare a tua volta altri 10 blogger con meno di 200 follower
  • Formulare altre nuove 10 domande per i tuoi blogger nominati
  • Informare i tuoi blogger della nomination
  1. Quale viaggio non hai ancora fatto ma speri di fare presto?Se ne dovessi scegliere soltanto uno… Il 🇲🇬 Madagascar… secondo gradino del podio (ma un pochino più difficile da realizzare) lo lascio all’Isola di Pasqua, una terra lontana che mi affascina da quando sono una bambina.
  2. Quanto prima cominci ad organizzare i tuoi viaggi? Dipende da quanto tempo prima decido di fare i bagagli e partire… Amo l’organizzazione del viaggio, è tanto emozionante quanto il viaggio stesso alle volte, e quindi logicamente se ho alcune settimane a disposizione mi perdo (letteralmente) tra cartine, mappe e guide turistiche.
  3. Viaggi leggero o parti carico di bagagli? Parlando al presente, cerco di mettere in valigia soltanto l’essenziale, quello che penso possa essere considerato un MUST HAVE della vacanza… Anche se devo ammettere che ho abbracciato da pochi anni questa filosofia di viaggio.
  4. Leggi mai le recensioni online dei posti che devi visitare prima della partenza? ASSOLUTAMENTE SÌ; credo fortemente nelle capacità dei viaggiatori di essere parti di un grande uno e quindi penso che le recensioni ed i commenti, siano essi positivi o negativi, siano fondamentali durante l’organizzazione di una vacanza. 
  5. Preferisci i viaggi itineranti o rimanere nello stesso posto? Viaggi itineranti al 100%!!! Credo sia l’unico modo possibile per immergersi completamente in un luogo, nella sua cultura, nelle sue genti, nella sua storia. Amo perdermi nel viaggio, scovare cose meravigliose mentre ne stavo magari ricercandone altre… Questo è VIAGGIARE.
  6. Se ti dicessero che hai un budget illimitato a disposizione per un solo viaggio, dove andresti e cosa faresti? Se leggerete il mio libro (Autobiografia mancata) lo scoprirete facilmente… Un piccolo indizio: acquisterei un round the world ticket… ma le destinazioni non posso svelarvele 😬😬😬
  7. Il luogo che più ti ha incantato e perché. Angkor Wat, il luogo magico per antonomasia, uno spettacolo che inebetisce, ammalia, zittisce anche il più chiacchierone del gruppo!!!
  8. Quando sei in viaggio condividi le cose che fai su internet o con i tuoi amici? Amo la fotografia quindi se ne ho la possibilità posto lo scatto più significativo della giornata sul mio profilo Instagram e agli amici più cari riservo scatti simpatici e particolari.
  9. Il pasto migliore che hai fatto durante un viaggio. Dov’eri e cos’hai mangiato? No, non può assolutamente essere definito il pasto migliore della mia vita ma sicuramente quello che ricorderò per tutta la vita: ragno fritto a Skoun – Cambogia. 
  10. Le mete che hai visitato negli ultimi 12 mesi. – Tenerife OnTheRoad – Sudafrica OnTheRoad – Italia (dalla Lombardia alla Puglia) OnTheRoad.                      

Ecco le mie 10 domande: 

  1. Se potessi viaggiare nel tempo dove andresti a finire e perché?
  2. Qual è la canzone che ti fa pensare al viaggio?
  3. La foto più imbarazzante che hai avuto la possibilità di catturare nei tuoi viaggi. 
  4. Se potessi partire per un luogo lontano, dove passeresti questo Natale e con chi?
  5. Cosa ti manca di più quando sei lontano dalla tua città natale?
  6. Il cibo più strano che hai avuto il coraggio di assaggiare.
  7. Hai un portafortuna che ti segue sempre nelle tue avventure? Se sì quale?
  8. Ti sei mai trovato in una situazione di pericolo reale? Se sì come ti sei comportato e come ci sei uscito?
  9. Qual è il mezzo di trasporto più strano che hai utilizzato nei tuoi viaggi?
  10. Il colore che connetti alla serenità del viaggio. 

Ed ecco a voi le mie nomination 

Discovery of World 

Io Parto da Sola 

Just a Girl With a Suitcase 

I Viaggi di Irene 

PostoFinestrino6a

ViaggiVersoMe

ViviComeViaggi

ViviPossibile

ViaggiAround

FlowerStories

Digressione

Invito alla lettura: Autobiografia mancata 

Nel primo post del 2016 ho pubblicato una lista di esperienze che mi piacerebbe riuscire a realizzare prima di raggiungere i fatidici trenta. Una vera e propria enunciazione di sogni, speranze, possibili future realizzazioni sia  personali che sul versante lavorativo. Alcune facilmente raggiungibili, altre un po’ più impegnative, alle quali dedicare tempo, impegno e cuore. Autobiografia mancata è una di queste; rappresenta la ricerca di un traguardo personale, la voglia di mettermi alla prova e di vincerla, il desiderio di mettere nero su bianco, giorno dopo giorno, un arcobaleno di idee che affollavano la mia mente e che non vedevano l’ora di prendere una forma più concreta. Una storia romanzata narrata in prima persona da una ragazza normale che decide di fare qualcosa di straordinario, qualcosa che le fa volontariamente perdere la retta via e la porta a conoscere il mondo, le persone, la vita e se stessa.

Ecco quindi che soltanto a voi, miei cari e fedeli seguaci, regalo un piccolo estratto del mio primo romanzo:

Io amo fotografare; adoro intrappolare momenti ed istantanee di vita di persone che non conosco, pezzi di un immenso puzzle. La fotografia può rivelare segreti che l’occhio umano non riesce a cogliere in modo subitaneo, ritengo sia uno dei modi migliori per rapportarsi con la realtà. E amo, idolatro forse, colui che mi ha permesso di arrivare ad amare e comprendere questo meraviglioso universo. Mi soffermo ad osservare gli sguardi di queste persone che mi fissano senza pretendere nulla; visito in una sola sera l’India, l’Afghanistan, la Birmania, il Giappone, la Cambogia, il Brasile; incontro persone che mi appaiono più reali e vere di tutti gli individui che circolano nelle stanze di questa reggia sorseggiando buon vino e parlando di argomenti futili ed irrilevanti; mi ritrovo a sorridere come una bambina a sguardi colorati e sorridenti provenienti dall’altra parte del mondo. Avrei voglia di entrare in questi scatti, vorrei sentir raccontare le storie di questi volti senza nome dalle loro voci, non vorrei dovermele leggere su cartelloni retro-illuminati che magari hanno tralasciato quel particolare, quell’insignificante per loro che per me potrebbe essere fonte di ispirazione. Mi ritrovo stranamente sola a fissare uno scatto diverso dalla maggior parte di quelli conservati in queste sale: ritrae un bambino che saltellando per le vie dell’India si allontana dall’occhio del fotografo, decide di non mostrare il suo volto, di scappare dalla fissità fotografica e inconsciamente di trasportarci con lui in quei dedali indiani. Vengo catapultata in un’altra dimensione, sono ancora tra i banchi di scuola e di fronte a me ritrovo la mia professoressa di inglese che col suo tono squillante e cristallino ci introduce il concetto di epifania nelle opere di Joyce: un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa rivelatore del vero significato della nostra coscienza. E’ un black out di pochi secondi, guardo di sfuggita le persone che mi gravitano attorno per poi tornare a fissare gli occhi su quel bambino che scappa. «Voglio seguire quel ragazzino, quelle mani blu che tappezzano i muri e che sembrano protrarsi all’infinito. Voglio scappare anche io». In una manciata di istanti, in quella magnifica residenza neoclassica estirpata dal romanzo di Fitzgerald, risucchiata dalla mondanità occidentale che parla di tutto finendo per non parlare di niente capisco che quella potrebbe essere “la mia seconda via”.

copertina91Se la vostra curiosità ed il vostro interesse sono stati stuzzicati da questa piccola anteprima vi lascio in chiusura alcuni link attraverso cui è possibile acquistare il libro cartaceo (ordinabile in più di 4.000 librerie tra cui IBS, Feltrinelli e Mondadori) o la versione ebook dello stesso. Grazie a tutti per il supporto e chi avrà la bontà di leggerlo non esiti a scrivermi il proprio giudizio, sia esso positivo o negativo📚📚📚

Ibs

YouCanPrint

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MondadoriStore

AzetaLibri

Self Drive in Technicolor – Parte II

In questa seconda parte del mio viaggio a ritroso nei ricordi africani vorrei proporvi tre giornate alternative, sempre per rafforzare il contatto con la Natura dirompente e dominatrice africana. Per riprendere il primo post sul Sudafrica vi propongo un tour guidato in barca nel cuore del Blyde River Canyon, il terzo canyon più esteso al mondo e sicuramente il primo “canyon verde”, data la presenza di una vegetazione subtropicale abbondante e diversificata. L’avventura sulle acque permette di conoscere da vicino la Natura del Canyon, la storia dello stesso, e di vedere da un’altra prospettiva i grandi protagonisti del Canyon, come ad esempio le Three Rondavels o le magnifiche Kadishi Tufa waterfall (cascate Kadishi Tufa), le seconde cascate di tufo calcareo più alte del pianeta; l’erosione di queste cascate nel tempo ha portato alla formazione di quello che viene definito “il viso piangente della Natura”, un volto piangente scavato nella roccia di dimensioni notevoli. _DSC0519.JPGLa visita della durata di circa un’oretta e mezza scorre sulle acque tranquille e protette del Blyde Dam e, se siete fortunati come i sottoscritti, avrete la possibilità di scorgere ippopotami, coccodrilli, babbuini e leopardi (la nostra guida ci ha confessato però di aver avuto la fortuna di avvistarlo soltanto una volta nei suoi sette anni di carriera). Un breve viaggio che rafforza ancor più il senso di piccolezza degli uomini nei confronti della potenza della Natura.

La seconda visita che mi sento di consigliare è quella all’Hoedspruit Endangered Species Centre (HESC), un centro focalizzato sulla conservazione e sulla difesa di specie rare, vulnerabili e a rischio di estinzione. HESC è la prova tangibile di come l’uomo possa essere in qualche modo “utile” alla Natura e possa difendere attivamente animali ad elevato rischio di estinzione. Il centro è particolarmente attivo nella difesa dei ghepardi, nel trattamento e nella riabilitazione di rinoceronti vittime del bracconaggio oramai indiscriminato, nella salvaguardia dei magnifici licaoni (sono innamorata di questi canidi dal momento in cui li ho incontrati per la prima volta sui miei manuali di studio AIEA). Caricati su di un 4X4 verde militare il percorso guidato si snoda attraverso la piccola riserva dell’HESC, ci si avvicina a rinoceronti, caracal, serval, avvoltoi e licaoni e si conoscono da vicino situazioni tragiche che affliggono l’Africa e le sue meraviglie, come appunto la caccia indiscriminata all’interno delle riserve e la piaga dolorosa del bracconaggio.

Anche l’ultima visita si snoda all’interno di un centro di recupero, distante pochissimi chilometri dal Blyde Dam (quindi fattibile nella stessa giornata): The Moholoholo Wildlife Rehabilitation Centre, un centro di recupero e riabilitazione nato nel 1991 da un’idea di un certo Mr Strijdom, proprietario del terreno sul quale ora sorge il centro. Anche questa visita appesantisce il cuore, perché in una camminata di circa un’ora il volontario che guida “la spedizione” parla di tutto quello che capita in Africa alle specie più disparate, dal ghepardo al ratele, dal  bucorvo di Leadbeater al leopardo, dal leone al licaone.

Nel prossimo post vi parlerò della mia Africa, dell’immensità del Kruger, di Mr. West, il papà di due meravigliose leonesse 17 mesi di 140kg, di Tena e Demi e di molto altro ancora!!! Una buona domenica a tutti miei cari followers, a presto!!!

Self Drive in Technicolor – Parte I

Più di 2000 chilometri percorsi, più di 1500 scatti pieni di emozioni e meraviglia, un Viaggio avventuroso che, districandosi tra canyon, villaggi e riserve naturali dalle bellezze mozzafiato, ci ha condotti a scoprire in maniera totalizzante cosa davvero sia quel forte richiamo verso la terra africana, la sua gente, i suoi colori, quel senso di appartenenza nei confronti di questa Terra lontana e selvaggia. Il mal d’Africa. Sento ancora sulla mia pelle il profumo dell’Africa, quel miscuglio di terra, sabbia, natura e persone che rimane persistente e che desidero ardentemente non se ne vada più. Questo non potrà essere un reportage di viaggio simile a tutti gli altri che costellano il mio blog, non potrei descrivere ordinatamente le emozioni e gli stati d’animo: gioia, per il nostro primo leopardo avvistato all’ombra di un’enorme pianta a pochi metri da noi; stupore, di fronte alla magnificenza della Natura selvaggia e dominatrice; agitazione e terrore, quando abbiamo scampato per un soffio la carica di un elefante nel bel mezzo del Kruger; rabbia ed orrore, ascoltando le storie di ranger e guide riguardo al bracconaggio e alla stupidità del genere umano. E’ esattamente come quando ci si innamora: si perde il senso del tempo, si diventa monotematici e noiosi, si sentono le farfalle nello stomaco e si vuole passare ore ed ore in compagnia dell’amato. Sì, miei cari followers, penso proprio di essermi innamorata dell’Africa. In questo reportage dunque, così come nei prossimi che seguiranno, non racconterò giorno per giorno la nostra esperienza africana (parlo al plurale perché anche il mio ragazzo, anche se in maniera un pochino più razionale di me devo ammettere, ha lasciato un pezzettino del suo cuore in quelle terre estreme), ma cercherò in qualche modo di farvi metaforicamente viaggiare nei miei ricordi e nelle mie felicità, parlandovi di avvistamenti, incontri e persone che hanno reso questo viaggio una vera e propria esperienza di vita._DSC0692I primi giorni del nostro peregrinare in Sudafrica si sono concentrati sulla scoperta del magnifico Blyde River Canyon; di recente rinominato Motlatse rappresenta una delle meraviglie indiscusse del continente africano, ricco di spot fotografici strabilianti e panorami eccezionali. E’ il secondo canyon più vasto dell’Africa ed il terzo a livello mondiale (dopo il Grand Canyon negli Stati Uniti ed il Fish River Canyon namibiano). La R532, meglio conosciuta come Panorama Route, accompagna il visitatore nei luoghi più suggestivi del canyon: il punto di partenza perfetto è la cittadina di Graskop, anche se noi in realtà abbiamo percorso a ritroso la strada dato che abbiamo soggiornato nella parte settentrionale del canyon. Fra i luoghi più celebri di questa meraviglia lunga all’incirca 40 km le Three Rondavels, massicce rocce tondeggianti simili alle capanne degli indigeni, le rondavels in afrikaans appunto, che si ergono a guardia dello spettacolo naturale sottostante; i Bourke’s Luck Potholes, merito del potere incessante dell’acqua che nei secoli ha plasmato queste cavità cilindriche formate da impressionanti falesie di color rosso che si tuffano nelle acque color turchese dei fiumi Blyde e Treur; le Lisbon e le Berlin Falls, che nonostante la scarsa portata dell’acqua rimangono di uno spettacolo incredibile anche nella stagione invernale; la sensazionale “finestra di Dio”, la God’s Window, da dove, nonostante la nebbiolina leggera che circondava il canyon, abbiamo goduto di una vista mozzafiato sul bushveld sottostante; e the last but not the least The Pinnacle, a pochissimi chilometri a nord di Graskop: un’incredibile torre rocciosa alta 30 metri, sentinella silenziosa della natura verdeggiante che lo circonda. Terminata la visita dei vari siti naturalistici un meraviglioso miscuglio di colori e bancarelle allieta il nostro andare: ci fermiamo ad ammirare l’artigianato locale, acquistiamo per pochissimi soldi oggetti dalla bellezza rara. Gli ingressi ai siti naturalistici richiedono una fee d’entrata ridicola se paragonata agli standard italiani (parliamo di 20-50 R a persona, all’incirca 1-2 €), ma come vi ripeto la bellezza dei luoghi è impagabile, e le foto parlano sicuramente meglio della sottoscritta. A proposito di foto, vi raccomando di dare un’occhiata al mio profilo Flickr per poter godere appieno della magia africana.

Per questo primo capitolo è tutto miei cari amici, spero presto di potervi scrivere ancora per parlare delle mie giornate africane.

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Bourke’s Luck Potholes, in cima al Bourke River Canyon