Digressione

E alla fine di un lungo andare…

“E alla fine di un lungo andare il viaggiatore sorridendo volge di nuovo lo sguardo al recente passato, alle esperienze collezionate lungo il percorso, ai pianti, alle difficoltà combattute, ai sorrisi, agli abbracci confortanti di nuove persone presto diventate amiche; sempre sorridendo il viaggiatore consapevolmente ammette più a se stesso che agli altri che nella vita non è poi così importante il traguardo finale, ma conta molto più il percorso che si compie per arrivarvi”.

La mia prima lunga esperienza africana volge al termine: dopo tre mesi di guiding, driving, pioggia, sole, amici, libri ed esami torno a casa abbracciando la mia qualifica nuova di zecca: GUIDA CERTIFICATA FGASA LEVEL 1. Sono stati mesi intensi, pieni di emozioni, di gioie, di momenti indimenticabili. Descrivere l’esperienza a BHEJANE a parole mi risulta molto difficile, non perché non riesca a trovare le parole giuste per parlarvene, ma piuttosto perché i sentimenti e le forti sensazioni provate lungo questo percorso non sono commentabili a parole. Appena tornerò a casa utilizzerò le fotografie collezionate in questi mesi per farvi entrare nel mio magico mondo, per farvi conoscere questa accademia, per farvi capire perché mi sono follemente innamorata del bush e di tutto il mondo che vi gravita attorno. 

• Stay tuned •

Digressione

Liebster award 2016


Eccomi qua, anche quest’anno così com’era successo alla nascita di questo blog partecipo al Liebster award 2016, una sorta di piccolo riconoscimento da parte di amici blogger che mi seguono e che hanno trovato interessante questo mio piccolo spazio dedicato ai viaggi sognati, immaginati, programmati e vissuti. Ringrazio quindi Daniela per la nomina e mi appresto a rispondere alle sue magnifiche 10…. Ma prima, una sguardo al regolamento: 

  • Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog
  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
  • Rispondere alle sue 10 domande
  • Nominare a tua volta altri 10 blogger con meno di 200 follower
  • Formulare altre nuove 10 domande per i tuoi blogger nominati
  • Informare i tuoi blogger della nomination
  1. Quale viaggio non hai ancora fatto ma speri di fare presto?Se ne dovessi scegliere soltanto uno… Il 🇲🇬 Madagascar… secondo gradino del podio (ma un pochino più difficile da realizzare) lo lascio all’Isola di Pasqua, una terra lontana che mi affascina da quando sono una bambina.
  2. Quanto prima cominci ad organizzare i tuoi viaggi? Dipende da quanto tempo prima decido di fare i bagagli e partire… Amo l’organizzazione del viaggio, è tanto emozionante quanto il viaggio stesso alle volte, e quindi logicamente se ho alcune settimane a disposizione mi perdo (letteralmente) tra cartine, mappe e guide turistiche.
  3. Viaggi leggero o parti carico di bagagli? Parlando al presente, cerco di mettere in valigia soltanto l’essenziale, quello che penso possa essere considerato un MUST HAVE della vacanza… Anche se devo ammettere che ho abbracciato da pochi anni questa filosofia di viaggio.
  4. Leggi mai le recensioni online dei posti che devi visitare prima della partenza? ASSOLUTAMENTE SÌ; credo fortemente nelle capacità dei viaggiatori di essere parti di un grande uno e quindi penso che le recensioni ed i commenti, siano essi positivi o negativi, siano fondamentali durante l’organizzazione di una vacanza. 
  5. Preferisci i viaggi itineranti o rimanere nello stesso posto? Viaggi itineranti al 100%!!! Credo sia l’unico modo possibile per immergersi completamente in un luogo, nella sua cultura, nelle sue genti, nella sua storia. Amo perdermi nel viaggio, scovare cose meravigliose mentre ne stavo magari ricercandone altre… Questo è VIAGGIARE.
  6. Se ti dicessero che hai un budget illimitato a disposizione per un solo viaggio, dove andresti e cosa faresti? Se leggerete il mio libro (Autobiografia mancata) lo scoprirete facilmente… Un piccolo indizio: acquisterei un round the world ticket… ma le destinazioni non posso svelarvele 😬😬😬
  7. Il luogo che più ti ha incantato e perché. Angkor Wat, il luogo magico per antonomasia, uno spettacolo che inebetisce, ammalia, zittisce anche il più chiacchierone del gruppo!!!
  8. Quando sei in viaggio condividi le cose che fai su internet o con i tuoi amici? Amo la fotografia quindi se ne ho la possibilità posto lo scatto più significativo della giornata sul mio profilo Instagram e agli amici più cari riservo scatti simpatici e particolari.
  9. Il pasto migliore che hai fatto durante un viaggio. Dov’eri e cos’hai mangiato? No, non può assolutamente essere definito il pasto migliore della mia vita ma sicuramente quello che ricorderò per tutta la vita: ragno fritto a Skoun – Cambogia. 
  10. Le mete che hai visitato negli ultimi 12 mesi. – Tenerife OnTheRoad – Sudafrica OnTheRoad – Italia (dalla Lombardia alla Puglia) OnTheRoad.                      

Ecco le mie 10 domande: 

  1. Se potessi viaggiare nel tempo dove andresti a finire e perché?
  2. Qual è la canzone che ti fa pensare al viaggio?
  3. La foto più imbarazzante che hai avuto la possibilità di catturare nei tuoi viaggi. 
  4. Se potessi partire per un luogo lontano, dove passeresti questo Natale e con chi?
  5. Cosa ti manca di più quando sei lontano dalla tua città natale?
  6. Il cibo più strano che hai avuto il coraggio di assaggiare.
  7. Hai un portafortuna che ti segue sempre nelle tue avventure? Se sì quale?
  8. Ti sei mai trovato in una situazione di pericolo reale? Se sì come ti sei comportato e come ci sei uscito?
  9. Qual è il mezzo di trasporto più strano che hai utilizzato nei tuoi viaggi?
  10. Il colore che connetti alla serenità del viaggio. 

Ed ecco a voi le mie nomination 

Discovery of World 

Io Parto da Sola 

Just a Girl With a Suitcase 

I Viaggi di Irene 

PostoFinestrino6a

ViaggiVersoMe

ViviComeViaggi

ViviPossibile

ViaggiAround

FlowerStories

Digressione

Invito alla lettura: Autobiografia mancata 

Nel primo post del 2016 ho pubblicato una lista di esperienze che mi piacerebbe riuscire a realizzare prima di raggiungere i fatidici trenta. Una vera e propria enunciazione di sogni, speranze, possibili future realizzazioni sia  personali che sul versante lavorativo. Alcune facilmente raggiungibili, altre un po’ più impegnative, alle quali dedicare tempo, impegno e cuore. Autobiografia mancata è una di queste; rappresenta la ricerca di un traguardo personale, la voglia di mettermi alla prova e di vincerla, il desiderio di mettere nero su bianco, giorno dopo giorno, un arcobaleno di idee che affollavano la mia mente e che non vedevano l’ora di prendere una forma più concreta. Una storia romanzata narrata in prima persona da una ragazza normale che decide di fare qualcosa di straordinario, qualcosa che le fa volontariamente perdere la retta via e la porta a conoscere il mondo, le persone, la vita e se stessa.

Ecco quindi che soltanto a voi, miei cari e fedeli seguaci, regalo un piccolo estratto del mio primo romanzo:

Io amo fotografare; adoro intrappolare momenti ed istantanee di vita di persone che non conosco, pezzi di un immenso puzzle. La fotografia può rivelare segreti che l’occhio umano non riesce a cogliere in modo subitaneo, ritengo sia uno dei modi migliori per rapportarsi con la realtà. E amo, idolatro forse, colui che mi ha permesso di arrivare ad amare e comprendere questo meraviglioso universo. Mi soffermo ad osservare gli sguardi di queste persone che mi fissano senza pretendere nulla; visito in una sola sera l’India, l’Afghanistan, la Birmania, il Giappone, la Cambogia, il Brasile; incontro persone che mi appaiono più reali e vere di tutti gli individui che circolano nelle stanze di questa reggia sorseggiando buon vino e parlando di argomenti futili ed irrilevanti; mi ritrovo a sorridere come una bambina a sguardi colorati e sorridenti provenienti dall’altra parte del mondo. Avrei voglia di entrare in questi scatti, vorrei sentir raccontare le storie di questi volti senza nome dalle loro voci, non vorrei dovermele leggere su cartelloni retro-illuminati che magari hanno tralasciato quel particolare, quell’insignificante per loro che per me potrebbe essere fonte di ispirazione. Mi ritrovo stranamente sola a fissare uno scatto diverso dalla maggior parte di quelli conservati in queste sale: ritrae un bambino che saltellando per le vie dell’India si allontana dall’occhio del fotografo, decide di non mostrare il suo volto, di scappare dalla fissità fotografica e inconsciamente di trasportarci con lui in quei dedali indiani. Vengo catapultata in un’altra dimensione, sono ancora tra i banchi di scuola e di fronte a me ritrovo la mia professoressa di inglese che col suo tono squillante e cristallino ci introduce il concetto di epifania nelle opere di Joyce: un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa rivelatore del vero significato della nostra coscienza. E’ un black out di pochi secondi, guardo di sfuggita le persone che mi gravitano attorno per poi tornare a fissare gli occhi su quel bambino che scappa. «Voglio seguire quel ragazzino, quelle mani blu che tappezzano i muri e che sembrano protrarsi all’infinito. Voglio scappare anche io». In una manciata di istanti, in quella magnifica residenza neoclassica estirpata dal romanzo di Fitzgerald, risucchiata dalla mondanità occidentale che parla di tutto finendo per non parlare di niente capisco che quella potrebbe essere “la mia seconda via”.

copertina91Se la vostra curiosità ed il vostro interesse sono stati stuzzicati da questa piccola anteprima vi lascio in chiusura alcuni link attraverso cui è possibile acquistare il libro cartaceo (ordinabile in più di 4.000 librerie tra cui IBS, Feltrinelli e Mondadori) o la versione ebook dello stesso. Grazie a tutti per il supporto e chi avrà la bontà di leggerlo non esiti a scrivermi il proprio giudizio, sia esso positivo o negativo📚📚📚

Ibs

YouCanPrint

GoodBook

MondadoriStore

AzetaLibri

Self Drive in Technicolor – Parte II

In questa seconda parte del mio viaggio a ritroso nei ricordi africani vorrei proporvi tre giornate alternative, sempre per rafforzare il contatto con la Natura dirompente e dominatrice africana. Per riprendere il primo post sul Sudafrica vi propongo un tour guidato in barca nel cuore del Blyde River Canyon, il terzo canyon più esteso al mondo e sicuramente il primo “canyon verde”, data la presenza di una vegetazione subtropicale abbondante e diversificata. L’avventura sulle acque permette di conoscere da vicino la Natura del Canyon, la storia dello stesso, e di vedere da un’altra prospettiva i grandi protagonisti del Canyon, come ad esempio le Three Rondavels o le magnifiche Kadishi Tufa waterfall (cascate Kadishi Tufa), le seconde cascate di tufo calcareo più alte del pianeta; l’erosione di queste cascate nel tempo ha portato alla formazione di quello che viene definito “il viso piangente della Natura”, un volto piangente scavato nella roccia di dimensioni notevoli. _DSC0519.JPGLa visita della durata di circa un’oretta e mezza scorre sulle acque tranquille e protette del Blyde Dam e, se siete fortunati come i sottoscritti, avrete la possibilità di scorgere ippopotami, coccodrilli, babbuini e leopardi (la nostra guida ci ha confessato però di aver avuto la fortuna di avvistarlo soltanto una volta nei suoi sette anni di carriera). Un breve viaggio che rafforza ancor più il senso di piccolezza degli uomini nei confronti della potenza della Natura.

La seconda visita che mi sento di consigliare è quella all’Hoedspruit Endangered Species Centre (HESC), un centro focalizzato sulla conservazione e sulla difesa di specie rare, vulnerabili e a rischio di estinzione. HESC è la prova tangibile di come l’uomo possa essere in qualche modo “utile” alla Natura e possa difendere attivamente animali ad elevato rischio di estinzione. Il centro è particolarmente attivo nella difesa dei ghepardi, nel trattamento e nella riabilitazione di rinoceronti vittime del bracconaggio oramai indiscriminato, nella salvaguardia dei magnifici licaoni (sono innamorata di questi canidi dal momento in cui li ho incontrati per la prima volta sui miei manuali di studio AIEA). Caricati su di un 4X4 verde militare il percorso guidato si snoda attraverso la piccola riserva dell’HESC, ci si avvicina a rinoceronti, caracal, serval, avvoltoi e licaoni e si conoscono da vicino situazioni tragiche che affliggono l’Africa e le sue meraviglie, come appunto la caccia indiscriminata all’interno delle riserve e la piaga dolorosa del bracconaggio.

Anche l’ultima visita si snoda all’interno di un centro di recupero, distante pochissimi chilometri dal Blyde Dam (quindi fattibile nella stessa giornata): The Moholoholo Wildlife Rehabilitation Centre, un centro di recupero e riabilitazione nato nel 1991 da un’idea di un certo Mr Strijdom, proprietario del terreno sul quale ora sorge il centro. Anche questa visita appesantisce il cuore, perché in una camminata di circa un’ora il volontario che guida “la spedizione” parla di tutto quello che capita in Africa alle specie più disparate, dal ghepardo al ratele, dal  bucorvo di Leadbeater al leopardo, dal leone al licaone.

Nel prossimo post vi parlerò della mia Africa, dell’immensità del Kruger, di Mr. West, il papà di due meravigliose leonesse 17 mesi di 140kg, di Tena e Demi e di molto altro ancora!!! Una buona domenica a tutti miei cari followers, a presto!!!

Self Drive in Technicolor – Parte I

Più di 2000 chilometri percorsi, più di 1500 scatti pieni di emozioni e meraviglia, un Viaggio avventuroso che, districandosi tra canyon, villaggi e riserve naturali dalle bellezze mozzafiato, ci ha condotti a scoprire in maniera totalizzante cosa davvero sia quel forte richiamo verso la terra africana, la sua gente, i suoi colori, quel senso di appartenenza nei confronti di questa Terra lontana e selvaggia. Il mal d’Africa. Sento ancora sulla mia pelle il profumo dell’Africa, quel miscuglio di terra, sabbia, natura e persone che rimane persistente e che desidero ardentemente non se ne vada più. Questo non potrà essere un reportage di viaggio simile a tutti gli altri che costellano il mio blog, non potrei descrivere ordinatamente le emozioni e gli stati d’animo: gioia, per il nostro primo leopardo avvistato all’ombra di un’enorme pianta a pochi metri da noi; stupore, di fronte alla magnificenza della Natura selvaggia e dominatrice; agitazione e terrore, quando abbiamo scampato per un soffio la carica di un elefante nel bel mezzo del Kruger; rabbia ed orrore, ascoltando le storie di ranger e guide riguardo al bracconaggio e alla stupidità del genere umano. E’ esattamente come quando ci si innamora: si perde il senso del tempo, si diventa monotematici e noiosi, si sentono le farfalle nello stomaco e si vuole passare ore ed ore in compagnia dell’amato. Sì, miei cari followers, penso proprio di essermi innamorata dell’Africa. In questo reportage dunque, così come nei prossimi che seguiranno, non racconterò giorno per giorno la nostra esperienza africana (parlo al plurale perché anche il mio ragazzo, anche se in maniera un pochino più razionale di me devo ammettere, ha lasciato un pezzettino del suo cuore in quelle terre estreme), ma cercherò in qualche modo di farvi metaforicamente viaggiare nei miei ricordi e nelle mie felicità, parlandovi di avvistamenti, incontri e persone che hanno reso questo viaggio una vera e propria esperienza di vita._DSC0692I primi giorni del nostro peregrinare in Sudafrica si sono concentrati sulla scoperta del magnifico Blyde River Canyon; di recente rinominato Motlatse rappresenta una delle meraviglie indiscusse del continente africano, ricco di spot fotografici strabilianti e panorami eccezionali. E’ il secondo canyon più vasto dell’Africa ed il terzo a livello mondiale (dopo il Grand Canyon negli Stati Uniti ed il Fish River Canyon namibiano). La R532, meglio conosciuta come Panorama Route, accompagna il visitatore nei luoghi più suggestivi del canyon: il punto di partenza perfetto è la cittadina di Graskop, anche se noi in realtà abbiamo percorso a ritroso la strada dato che abbiamo soggiornato nella parte settentrionale del canyon. Fra i luoghi più celebri di questa meraviglia lunga all’incirca 40 km le Three Rondavels, massicce rocce tondeggianti simili alle capanne degli indigeni, le rondavels in afrikaans appunto, che si ergono a guardia dello spettacolo naturale sottostante; i Bourke’s Luck Potholes, merito del potere incessante dell’acqua che nei secoli ha plasmato queste cavità cilindriche formate da impressionanti falesie di color rosso che si tuffano nelle acque color turchese dei fiumi Blyde e Treur; le Lisbon e le Berlin Falls, che nonostante la scarsa portata dell’acqua rimangono di uno spettacolo incredibile anche nella stagione invernale; la sensazionale “finestra di Dio”, la God’s Window, da dove, nonostante la nebbiolina leggera che circondava il canyon, abbiamo goduto di una vista mozzafiato sul bushveld sottostante; e the last but not the least The Pinnacle, a pochissimi chilometri a nord di Graskop: un’incredibile torre rocciosa alta 30 metri, sentinella silenziosa della natura verdeggiante che lo circonda. Terminata la visita dei vari siti naturalistici un meraviglioso miscuglio di colori e bancarelle allieta il nostro andare: ci fermiamo ad ammirare l’artigianato locale, acquistiamo per pochissimi soldi oggetti dalla bellezza rara. Gli ingressi ai siti naturalistici richiedono una fee d’entrata ridicola se paragonata agli standard italiani (parliamo di 20-50 R a persona, all’incirca 1-2 €), ma come vi ripeto la bellezza dei luoghi è impagabile, e le foto parlano sicuramente meglio della sottoscritta. A proposito di foto, vi raccomando di dare un’occhiata al mio profilo Flickr per poter godere appieno della magia africana.

Per questo primo capitolo è tutto miei cari amici, spero presto di potervi scrivere ancora per parlare delle mie giornate africane.

_DSC0074

Bourke’s Luck Potholes, in cima al Bourke River Canyon 

Noi, un’auto verde e Tenerife 

Chissà perché le settimane di ferie volano via così veloci… Ed io mi ritrovo sul divano a raccontarvi dei nostri vagabondaggi a bordo di un fagiolino verde decappottabile che ci ha portati a conoscere la complessa articolazione del territorio e le diversità climatiche di Tenerife che hanno creato una varietà di micro ambienti ciascuno con una propria vegetazione particolare: ginestre e violette del Teide crescono le falde del vulcano; palme da datteri nelle zone subtropicali e ,secondo la zona e l’altitudine, banani, alberi da frutta, mandorli, pini, castagni, fichi d’India e piante autoctone particolarmente resistenti ad ambienti aridi come per esempio il drago e il lauro selvatico.

La nostra conoscenza dell’isola più vasta dell’arcipelago delle Canarie parte proprio dal capoluogo Santa Cruz de Tenerife, Dove si basa anche il nostro quartier generale, un appartamentino grazioso e a due passi dal centro trovato grazie ad Airbnb. Punto focale del capoluogo è la Rambla, il bel viale alberato che conduce in Plaza de España, nei pressi del porto; sulla piazza si affacciano il settecentesco Palacio Insular, sede dell’amministrazione locale e dell’ufficio di informazioni turistiche e il Museo Archeologico. Pur essendo la capitale Santa Cruz è a misura d’uomo quindi è rilassante passeggiare senza una meta ben precisa per le sue viuzze o lungo il paseo marítimo per abbracciare il blu intenso delle acque dell’oceano; A pochi chilometri dalla città si trova poi una delle spiagge più famose delle Tenerife, Las Teresitas, caratterizzata dalla fine sabbia dorata riportata dal Sahara.

 Ad una manciata di chilometri  dalla capitale raggiungiamo la seconda città dell’isola, La Laguna, protetta dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Ci sono tantissime cose da vedere, quindi piuttosto che un itinerario mi sentirei di consigliarvi una passeggiata per il suo meraviglioso centro storico che accoglie edifici civili e religiosi di grande interesse, come le case (Adelantados, Corregidor, Lercaro e altre) e alcuni edifici religiosi, come la cattedrale di Los Remedios e la chiesa de La Concepción. Prima di raggiungere un’altra località famosa da un punto di vista turistico ci dirigiamo nella valle di Orotava; in questo ambiente verde di banani e pini canari sorge l’antico borgo di Orotava, il cui centro storico è stato dichiarato monumento nazionale che merita una passeggiata non frettolosa fra i palazzi signorili i cortili ombreggiati le piazze e i vari casali. Da vedere assolutamente la Iglesia de la Concepción e la Casa de los Balcones.

 Terminata la visita a questo borgo antico ci dirigiamo verso Puerto de la Cruz, primo centro turistico dell’isola elegante e dall’atmosfera esotica. La zona costiera offre le attrazioni più interessanti, come il molo vecchio, il lungomare o il Piscine Martianez, un insieme di piscine progettate dall’architetto César Manrique, originario delle Canarie. Appena fuori dalla città da vedere assolutamente il Giardino Botanico fondato nel 1788, con una grande varietà di piante tropicali. A chiudere la giornata Icod de los Vinos, Dove relativamente stanchi e a lungo andare rimaniamo affascinati di fronte al drago millenario, l’albero più antico delle Canarie e uno dei simboli più famosi dell’isola.

Il Drago Millenario di Icod de los Vinos

La giornata che segue, a causa del tempo instabile e dei grandi nuvoloni scuri che incombono sulle nostre teste, la dedichiamo alla scoperta del monte Anaga, nel nord dell’isola: esplorare Anaga è viaggiare in un luogo dallo spiccato sapore rurale e ad un’epoca passata, quando la relazione tra l’uomo e l’ambiente era più stretta… Sul cucuzzolo della montagna facciamo un incontro che mai ci saremmo aspettati di fare: Domingo, un uomo di mezza età che da circa una decina di anni vive in una sottospecie di casa caverna insieme a cani, gatti, galline e una capra lontano dal frastuono della città e dalla vita che noi tutti consideriamo normale. Rimaniamo affascinati e un po’ perplessi di fronte a quest’uomo che ci dice che se vogliamo tornare un posto per dormire con lui ce lo trova sempre… La giornata scorre via veloce e nel pomeriggio raggiungiamo Punta de Hidalgo sulla costa settentrionale di Tenerife ai piedi dei monti Anaga.

Persi nella vegetazione di Anaga

 

Un’intera giornata la dedichiamo al Teide e ai meravigliosi paesaggi  selvaggi che si susseguono durante la nostra ascesa al monte più alto non solo delle Canarie ma anche di tutta la Spagna continentale. Superata una zona caratterizzata da vegetazione semi-alpina si percorre una vallata formatasi nel corso di eruzioni vulcaniche sino ai piedi del Teide e alle Roques de Gracia, famosissime particolarissime formazioni rocciose.

Roques de Gracia

  Il nostro ultimo giorno sull’isola lo dedichiamo al relax, al mare e al sole delle Tenerife che nonostante sia ancora presto per concedersi un bagno, ci regala una tintarella niente male. Ultimo consiglio che mi sento di darvi: se vi trovaste da queste parti non buttate via tutto il tempo che avete bighellonando tra le spiagge famose del sud, ma esplorate, scoprite lo Straordinario Nascosto nelle terre di quest’isola fantastica.

 State connessi… A breve vi svelerò la destinazione del mio prossimo viaggio❤️🦁❤️🐍❤️🐘

Invito alla lettura: “Io africano bianco”

Per chi ama l’Africa, questo piccolo libro fa conoscere la quotidianità di questa terra e della sua gente. L’autore, Mauro Brandoli, ha vissuto in Kenya per alcuni anni ed il libro è una raccolta di brevi racconti delle sue esperienze. Si conoscono abitudini africane, momenti di gioia e altri in cui tocchi con mano il dolore e le difficoltà di questa terra così meravigliosa e complicata. 

La lettura scorre via veloce anche perché la scrittura di Mauro è semplice, senza fronzoli o paroloni, come se raccontasse le proprie avventure ad un amico. Si arriva velocemente alla fine è si vorrebbe leggere altre sue storie: la semplicità e la crudezza del vivere quotidiano sono a volte più interessanti di un romanzo di fantasia.

Potete acquistare il libro seguendo questo link: http://www.ebookeditore.it/ITA/ebook/dettaglio/121/Io-africano-bianco

  

Aiutiamo l’Africa a sorridere

Thanks to Mamma Tina