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Fun Facts: 10 cose che non sapevate sulle COCCINELLE 🐞

1. Nonostante la maggior parte delle coccinelle presenti una colorazione a contrasto di rosso o giallo con macchioline nere, quasi ogni colore dell’arcobaleno può adornare diverse specie di coccinella. Le colorazioni più comuni sono rosso e nero o giallo e nero, alcune sono bianche e nere, altre ancora presentano colori più esotici come l’arancione ed il blu intenso; alcune sono maculate, altre striate, altre ancora richiamano le formazioni a scacchiera. Al mondo esistono all’incirca 6000 specie di coccinelle, 400 delle quali presenti in Nord America. In generale, le specie che presentano “fantasie” più semplici (sempre con colori contrastanti) che non vengono modificate in nessun periodo dell’anno; quelle che invece sono ricorrenti in specifici habitat hanno colazioni più complesse, che possono subire modifiche a seconda della stagionalità; altre ancora utilizzano colazioni camouflage per mimetizzarsi meglio nella vegetazione durante il periodo dell’ibernazione e sviluppano colori forti e vivaci durante il periodo degli accoppiamenti. Tutte queste colorazioni sbiadiscono con il passare del tempo. 2. Il nome Ladybug (traduzione inglese di coccinella) fa riferimento alla Vergine Maria. Secondo la leggenda, nel corso del Medioevo, le coltivazioni europee furono afflitte da una terribile piaga. I coltivatori, inermi e sconfortati, cominciarono a rivolgere preghiere alla Vergine Maria. Dopo poco si notò la comparsa in tutti i campi piccole miracolose coccinelle che riuscirono ad eliminare il parassita infestante. I contadini cominciarono a chiamare questo piccolo insetto “Lady’s birds” o “Lady beetles”. In Germania la traduzione di coccinella è Marienkafer, il coleottero di Maria.

3. Come moltissimi altri insetti, anche le coccinelle utilizzano una colorazione che viene definita aposematica ai fini di avvertimento contro possibili predatori. Gli animali che utilizzano colori aposematici sono tossici o velenosi, oppure hanno semplicemente un sapore poco piacevole per le specie che potrebbero utilizzarlo come nutrimento. Se una coccinella adulta viene colta di sorpresa rilascia una sostanza gialla ad alto contenuto di alcaloidi dall’odore sgradevole che funge da ulteriore deterrente contro possibili predatori. 4. La vita di una coccinella si esaurisce generalmente entro un anno. Il ciclo vitale della coccinella inizia in un grappolo di uova giallognole rilasciate dalla mamma vicino a risorse nutritive. Dopo 4/10 giorni le uova iniziano a schiudersi e le larve che ne fuoriescono passeranno le prossime 3 settimane a rifocillarsi. Terminato il periodo all’ingrasso, le larve iniziano a costruirsi una crisalide dalla quale dopo 7/10 comparirà la forma adulta. Gli adulti sviluppano la colorazione aposematica dopo 2/3 giorni dalla rottura della crisalide. 5. Le larve di coccinella somigliano ad alligatori in miniatura!!! Le larve presentano infatti un addome lungo ed appuntito, corpo “spinoso” e gambe che si sviluppano ai lati del corpo. Durante il periodo larvale (di poco meno di un mese) vengono consumati migliaia di insetti e afidi. Raggiunta la fase adulta, le coccinelle captano gli odori attraverso le antenne e le zampe e masticano il cibo con movimento orizzontale.

6. Le coccinelle mangiano uno straordinario numero di altri insetti e sono ottime amiche di coltivatori e contadini grazie al consumo spropositato di insetti infestanti. Si stima che una coccinella affamata possa arrivare ad ingerire fino a 50 afidi al giorno con una media di 5000 afidi in un anno!!!

7. In assenza di afidi ed acari le coccinelle a volte sono costrette a modificare la loro dieta carnivora e diventare “momentaneamente” vegetariane, nutrendosi di polline (alimento molto proteico) e nettari dei fiori. Non appena gli insetti infestanti ritornano però, questi insaziabili predatori abbandonano i fiori per i gustosissimi parassiti.

8. Se il cibo scarseggia, le coccinelle ricorrono a qualsiasi cosa pur di sopravvivere, e questo include anche il cannibalismo. Una coccinella adulta può ingerire qualsiasi insetto relativamente piccolo e dal corpo non troppo coriaceo; una larva o un adulto subito dopo la muta possono essere considerati ottimi snacks!!!

9. Ricerche scientifiche dimostrano che alcune specie di coccinelle depongono uova “sterili” che possano poi fungere da pronto nutrimento per tutte le altre larve nel momento della schiusa. Le uova di fatto rappresentano un’ottima fonte di proteine sia durante lo sviluppo larvale sia per un adulto affamato. Durante periodi particolarmente difficili, le coccinelle possono deporre più uova sterili per incrementare le possibilità di sopravvivenza delle larve. 10. Le coccinelle sono tra gli insetti più amati dal genere umano. I colori vistosi suscitano un sentimento di simpatia e di allegria tant’è che sono state addirittura elevate a simbolo di fortuna. Ma solo una specie di coccinella 🐞 porta fortuna: quella con i sette punti. Secondo l’astrologia babilonese i pianeti erano sette e quindi questo numero simboleggiava la perfezione del cosmo.

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A tu per tu con Magdalena Bermejo

Non fate complimenti a questa donna, potrebbe risentirsene. Il primo incontro con Magda avviene in modo un po’ casuale, scambiamo qualche frase in spagnolo, si dice felice di avere finalmente una guida che possa capire la sua lingua, io sorrido e dentro di me penso soltanto alla fortuna che potrò trarre da questi mesi nella foresta con la primatologa e ricercatrice di gorilla di pianura occidentale per eccellenza. Non azzardatevi a paragonarla a Dian Fossey o ad altri nomi importanti che costellano la ricerca sul campo di scimpanzé e gorilla; non pensate neanche lontanamente di rivolgerle qualche attenzione in più del dovuto, non vuole sentirsi trattata come “quella speciale che da più di 20 anni segue i gorilla di pianura giorno dopo giorno” nonostante lo sia. Magdalena Bermejo dedica la sua vita alla ricerca: dal 1991 insieme al marito German dopo svariati viaggi in Africa che la conducono ad amare questo mondo così lontano da quello occidentalizzato nel quale è crescita ed ha studiato vive nelle foreste pluviali del Congo, conducendo ricerche sempre più approfondite sullo stato e sulla protezione dei gorilla, diventando di fatto l’unica vera esponente degli studi sui gorilla di pianura in quello che diverrà il Lossi Gorilla Sanctuary (maggio 2001). Una svolta nella storia della ricerca sui gorilla di pianura: l’adattamento di alcuni individui al genere umano. Il lavoro di ricerca a Lossi culmina con l’individuazione di 10 gruppi sociali in una popolazione di 143 individui. Il National Geographic nota questa importante personalità e le dedica un video documentario nel 2001. Tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 la tragedia: il virus Ebola attacca la popolazione di gorilla, oltre che alcuni villaggi nelle vicinanze del santuario, e causa la morte di 130 dei 143 esemplari. Partendo dai risultati della ricerca sul campo, la Bermejo e la sua squadra stimano che in un’area di 2700 km quadrati all’incirca 5000 gorilla trovano la morte a causa della propagazione del virus. È a causa di questa disgrazia che lo IUCN, (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) classifica i gorilla di pianura come “CriticallyEndangered“, un passo indietro da “Extinct in the Wild“. La ricerca della Bermejo si sposta finalmente nel 2009 nei territori vicino all’Odzala Kokoua National Park, dove viene individuata un’altissima concentrazione di gorilla di pianura e dove, con l’aiuto di Sabine Plattner, della SPAC e della CCC, crea un campo di ricerca strettamente connesso all’idea di turismo ecosostenibile e conservazionista. Il turista che visita gli Odzala Discovery Camps non è soltanto un semplice viaggiatore: per noi e per il concetto che sta alla base del nostro lavoro è un ricercatore, uno scienziato, un ambasciatore del progetto di conservazione che è in atto in questi territori così selvaggi e lontani dall’interesse della stampa internazionale.

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Ma in Africa quanti Congo esistono?

Quando ho comunicato a parenti ed amici che avevo firmato un contratto per una zona remota del Congo, le espressioni che si sono succedute sulle loro facce sono state un miscuglio di paura, terrore, ansia e “MaQuestaNonÈNormale”. Questo perché la maggior parte delle persone con cui mi è capitato di parlare a proposito di questa mia strabiliante nuova avventura non era a conoscenza del fatto che l’Africa ospita ben DUE ✌️ CONGO, due Paesi confinanti geograficamente parlando, ma così distanti per civiltà, sicurezza e sviluppo economico. La Repubblica del Congo (dove appunto si trova l’Odzala-Kokoua National Park) è un’ex-colonia francese la cui capitale, Brazzaville, cittadina di stampo coloniale, sorge sulle rive del grande fiume Congo. Da non confondere assolutamente con la vicinissima Repubblica Democratica del Congo (DRC), questo Congo appare calmo, rilassato, mosso dalla tipica tranquillità africana e in rapido sviluppo economico. La sua storia ha inizio nel XIX secolo con le spedizioni e le esplorazioni di Pierre Savorgnan de Brazza. Notoriamente conosciuta come “la piccola Parigi africana”, l’influenza francese si respira anche solo passeggiando nelle coloratissime strade della capitale, considerata una delle città più sicure d’Africa: ci si imbatte in venditori di fiori, boulangeries dalle cui porte si avverte il profumo del pane 🥖 appena sfornato, cafès parigini trapiantati in questa terra ancora poco esplorata. Trovandosi nella parte centro-occidentale dell’Africa sub-sahariana a cavallo dell’Equatore, Congo-Brazzaville presenta un clima equatoriale o sub-equatoriale, con abbondanti piogge e un tasso medio elevatissimo di umidità (la maggior parte delle sue terre, più del 65%, è ricoperto da fitte foreste pluviali, i polmoni verdi del nostro pianeta). L’Odzala National Park si trova a pochissima distanza dall’Equatore (emisfero nord) con una prima stagione secca (è errato definirla in questo modo, perché il Congo, esattamente come altri Paesi che corrono lungo l’Equatore non presenta una netta distinzione tra stagione secca/delle piogge) che si estende da Giugno a Settembre ed una seconda da Dicembre a Febbraio: durante questi periodi dell’anno si possono riscontrare temperature leggermente più basse ed un livello d’umidità inferiore rispetto ai restanti mesi, anche se le piogge possono sorprendervi in qualunque momento della vostra spedizione. La stagione delle piogge va da Marzo a Maggio, e da Settembre a Novembre: temporali torrenziali e sfumature ammalianti colorano il cielo in ogni istante della giornata, regalando ai fotografi più wild scatti davvero strepitosi.Nel prossimo post mi dedicherò al packaging, alias come affrontare la preparazione della vostra valigia per un viaggio del genere. • Stay tuned •

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Perché nessuno parla dei Rohingya, il popolo che nessuno vuole

Dei Rohingya, in Italia e in generale in Europa, ignoriamo probabilmente anche  l’esistenza. Io ho scoperto questa minoranza etnica intrappolata nei territori a nord del Myanmar (ex Birmania) leggendo mesi fa un articolo incastonato tra servizi di moda e viaggi eco-chic: una comunità di etnia musulmana non riconosciuta e non accettata da nessuno Stato del Sud-est asiatico; il maggior numero di Rohingya vive (o viveva) stabilmente nella regione del Rakhine, a nord del Myanmar ed al confine col Bangladesh (regione verso la quale oggi migliaia di Rohingya intravedono la salvezza, una via di fuga dalle atrocità che si stanno perpetuando nei loro confronti da diversi anni, ma che ultimamente sono state classificate dall’ONU come “crimini contro l’umanità”); una minoranza etnica nelle pacifiche terre buddiste la cui esistenza viene negata persino dal Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, politica birmana ora a Capo del Paese, attiva per moltissimi anni nella difesa dei diritti umani. La storia della persecuzione dei Rohingya viaggia in parallelo a quella del Myammar. L’ex Birmania, infatti, con le elezioni del 2015 riesce a voltar pagina, mettendo fine alla dittatura militare che nel corso dei decenni  aveva ridotto il Paese ad uno dei più poveri e dei meno democratici al mondo. La svolta è arrivata proprio con la vittoria del Partito Democratico della Suu Kyi, che avviò il lento e lungo processo di democratizzazione del Paese. Apertura, svolta, miglioramento, tutte cose che non hanno fatto altro che peggiorare se possibile l’esistenza in bilico di questa minoranza etnica. Senza alcuna protezione da parte delle istituzioni e vittime di continue discriminazioni razziali, i Rohingya vivono ai confini della società, rinchiusi in ghetti-non-ghetti all’interno di baracche fatiscenti. Sono sottoposti a continue minacce e rastrellamenti della polizia (azioni che vengono minimizzate se non addirittura difese dalla Suu Kyi, la quale ha sostenuto in varie occasioni la legittimazione delle azioni poliziesche nei confronti del popolo Rohingya appellandosi a leggi costituzionali); i loro villaggi sono spesso bruciati e le donne violentate, mentre gli uomini vengono massacrati di botte ed arrestati. Il popolo fantasma viene definito; il popolo che nessuno vuole e di cui nessuno vuole interessarsi; il popolo inesistente e silenzioso. Mentre noi occidentali accogliamo a braccia aperte le migliaia di profughi che giornalmente sbarcano sulle nostre coste senza documenti nè identità, preoccupandoci delle loro condizioni sanitarie precarie, ignorandone alle volte persino la provenienza e la storia, i Paesi al confine col Myanmar mostrano reazioni dure e spesso ostili nei confronti di questi eterni apolidi, rimandando le imbarcazioni stracariche di reietti nel loro Paese d’origine, Paese che ne nega l’esistenza, che non ne accetta la sopravvivenza, che ha posto le basi oramai consolidate di un genocidio di massa organizzato. Ma per quale assurdo motivo questa situazione catastrofica paragonabile alla pulizia razziale messa in atto nella Seconda Guerra Mondiale nella Germania nazista non viene sbandierata sui giornali? Perché le Organizzazioni Internazionali non si mobilitano per cercare di interrompere la tragedia dimenticata dei Rohingya? Non so rispondere a queste domande, perché non sono nessuno, sono soltanto una ragazza con un occhio aperto verso il mondo che mi circonda, ma penso che il pericolo maggiore di questo silenzio e di questo disinteresse mondiale sia la reale possibilità che ci si possa accorgere del genocidio dei Rohingya troppo tardi, quando si scriveranno articoli di cronaca nera del massacro oramai terminato e non più in atto.  

5 film per il 5 giugno – Giornata Mondiale dell’Ambiente 

Dal 1972 il 5 giugno è in tutto il mondo la giornata dedicata all’Ambiente. Ricollegandomi al post precedentemente pubblicato 🔙 voglio presentarvi una selezione di cinque film che elogiano la nostra Terra, film che ci ricordano, alcuni anche in modo drammatico ed intenso, il travagliato e magnifico rapporto tra noi e l’ambiente. 

  • Into the wild

Assoluto capolavoro del genere, basato sul romanzo Terre Estreme di John Krakauer, diretto da Sean Penn; un viaggio on the road che è al contempo un coinvolgente racconto di formazione, una riflessione continua sul desiderio innato di libertà, un canto appassionato all’infinita bellezza della natura ed una struggente rappresentazione della solitudine, che viaggia in parallelo  all’importanza della condivisione. 

  • Wild 

Adattamento cinematografico di uno scritto autobiografico, mostra uno spaccato d’America poco noto e meraviglioso. È il Pacific Crest Trail, sentiero escursionistico che dal confine degli Usa con il Messico arriva fino al Canada che Reese Whiterspoon (Cheryl Strayed) percorre in all’incirca due mesi, dopo aver perso la madre ed essere rimasta vittima dell’eroina. 

  • Dove sognano le formiche verdi

Racconta la storia di una compagnia petrolifera britannica che nei territori remoti dell’outback australiano cerca di convincere un gruppo di aborigeni a lasciare libera la propria terra, così da poter trivellare a caccia del petrolio. Gli aborigeni, ancorati alle  proprie credenze e tradizioni, tentano in tutti i modi possibili di opporsi all’inevitabile potenza economica. 

  • Before the flood – Punto di non ritorno 

Documentario shock pensato, prodotto e “vissuto” da un bravissimo ed impegnatissimo Leonardo di Caprio che incontrando scienziati, leader mondiali e attivisti discute e mostra terribili risvolti dei cambiamenti climatici ed espone possibili drastiche soluzioni. 

  • Qualcosa di straordinario 

La straordinaria storia del giorno in cui il governo americano e quello sovietico unirono le loro forze per salvare tre balene grigie intrappolate nel ghiaccio al largo della costa dell’Alaska.

• Non prendiamo per scontato questo pianeta 🌎 •

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Debacle Trump

E quindi stasera quel simpaticone di Trump annuncerà al mondo intero la sua grande decisione: lasciare che il suo Paese, una delle più grandi potenze mondiali, esca dagli Accordi di Parigi. Grandi applausi per il neoeletto Presidente degli Stati Uniti d’America; una stretta di mano virtuale a lui ed al suo grande ego che non vede più lontano della punta del suo naso. Per chi non lo sapesse, l’Accordo di Parigi (stipulato nel 2015 e depositato presso le Nazioni Unite a New York nell’aprile del 2016) definisce un piano d’azione globale inteso a rimettere il mondo “sulla buona strada” per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2*C. Grande gioia quindi quando tra i Paesi che accettarono gli accordi figuravano le due grandi Nazioni che emettono le maggiori quantità di CO2 al mondo: la Cina e gli Stati Uniti appunto. Un respiro di sollievo era stato tirato dagli ambientalisti che (pur non essendo pienamente contenti di alcuni risvolti dell’accordo) avevano spiegato come “l’azione contro i cambiamenti climatici sia ad oggi come lo era due anni fa una questione di sopravvivenza“. Il riscaldamento globale è stato classificato come la minaccia più importante che noi e la nostra povera Terra dovremo affrontare nel secolo in corso. Il global warming, cioè l’aumento della temperatura media globale è causato dalle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera come appunto il metano e la CO2 prodotta dall’uomo attraverso una serie di attività quali la deforestazione, gli allevamenti intensivi, l’utilizzo di combustibili fossili come petrolio il carbone… Conseguenze primarie del riscaldamento globale sono i cambiamenti climatici come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione e la perdita di biodiversità. Quindi ora noi tutti ci chiediamo: ma come cavolo fai, caro Donald, a fregartene del futuro del tuo Paese, della nostra mamma Terra per agire in nome dell’industralizzazione e dell’economia senza pensare al futuro? Ed io che ero una di quelli che appena reso noto il tuo nome come nuovo Presidente d’America aveva scelto di darti tempo, aveva deciso di non bollarti come lo spegiudicato industriale ma aveva preferito vedere le tue azioni per il futuro del tuo Paese, della tua/nostra Terra. Ma come si dice dalle mie parti “se una cosa nasce tonda non può mica morire quadrata”. Quindi grazie di cuore Donald per questo regalo a coloro che verranno, per questo dono che hai fatto alla mia generazione. 

• Debacle Trump •

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Incontro con l’autrice 

 

Buon inizio anno a tutti miei cari e fedeli followers!! La mia assenza dal blog negli ultimi mesi è stata a dir poco imbarazzante, sono stata risucchiata da tanti e diversi pensieri che mi hanno impedito di ritagliarmi un momentino per raccontarvi tutto quello che stava transitando per la mia vita: ho scritto e pubblicato il mio primo romanzo, mi sono tuffata a capofitto nella ricerca di qualcuno che mi concedesse uno spazio espositivo così da poter far conoscere il mio libricino; alla fine di tanto cercare ho incontrato Marina, una ragazza disponibilissima e solare che mi ha permesso non solo di “abbandonare” qua e là nel suo bar letterario (@BookStop di Brescia) copie di Autobiografia Mancata ma anche e soprattutto di organizzare un aperitivo di PRESENTAZIONE!!! Sono felice ed agitata allo stesso tempo, sto cercando da diversi giorni di mettere nero su bianco una storia da raccontare a tutti coloro che mi faranno l’onore di presenziare sabato 21 gennaio al BookStop di Brescia, un qualcosa che faccia venir loro voglia di sfogliare il mio libricino ed inoltrarsi nel lungo viaggio della protagonista… Se sarete nei paraggi vi aspetto per poterci finalmente conoscere di persona!!! A breve altro aggiornamenti importanti sulla mia esistenza 😬😬😬