Tra templi antichi, street food e tuk tuk

Affollata. Umida. Calda. Sono i primi tre aggettivi che io e la mia matta amica Claudia decidiamo di affibbiare alla città di Bangkok non appena ci ritroviamo nel bel mezzo del caos degli arrivi al Suvarnabhumi Airport; io in arrivo dal’Italia una sola settimana di rientro dal Congo e lei da Dublino. Io abituata al caldo e alle maniche corte; lei al freddo, agli Ugg e alla pioggia tipica dell’Irlanda. Non ci vediamo da qualche mese ma decidiamo di lasciare le chiacchiere infinite per la serata. Attendiamo pazientemente il nostro taxi e poi ci lanciamo, stanche e desiderose d arrivare in hotel, nel caos della periferia di Bangkok. Raggiungiamo Khaosan Road in circa un’ora e mezza di viaggio e dopo aver letteralmente lanciato le valigie nella guesthouse a due passi dalla famosissima via, veniamo inghiottite dai colori, la vivacità, la massa in movimento, ancora una volta il caos di questa particolare viuzza di Bangkok. Su consiglio di mamma mi lancio su una bancarella di Pad Thai, tipico street food thailandese a base di noodles di riso saltati nel wok con verdure e carne. Claudia ovviamente più scettica di me (dopo quasi due anni in Congo anche il mio stomaco si è adattato a quasi tutto) si lancia sulla frutta e sì delizia il palato con un arcobaleno di sapori. Rientrate in hotel discutiamo il programma per i prossimi giorni; saranno giornate intense e piene di chilometri macinati ma siamo emozionatissime per la scoperta di questa la capitale.

Il primo giorno lo dedichiamo alla Bangkok “classica”, quella che tutti dovrebbero vedere per poter dire di essere stati in Thailandia. Iniziamo il nostro tour de force visitando il Grande Palazzo Reale (500 baht), la residenza ufficiale dei re di Thailandia dal 1785. Nonostante il caldo e l’afa, una miriade di turisti si ammassano in questo gigantesco complesso monumentale; riusciamo comunque a notare la magnificenza di questo susseguirsi di templi, cupole, pinnacoli e padiglioni dorati. Per visitare l’intero complesso sono necessarie almeno due ore, e con un po’ di pazienza facendosi strada tra disordinanti e ciarlieri grupponi di turisti vi riuscirete a rinchiudere per qualche istante nella vostra “bolla” buddista di fronte alla bellezza del Buddha di Smeraldo, della Galleria Ramakien ed al Mausoleo. A pochi passi dal Palazzo Reale si trova un altro magnifico complesso templare, il Wat Pho (200 baht), il più antico e grande complesso di Bangkok. Famosissimo è il Buddha sdraiato, immensa costruzione interamente ricoperta in foglie d’oro che raffigura il momento esatto dell’Illuminazione. Meraviglia unica, peccato solo per la struttura che non permette di osservare la magnifica statua nella sua interezza. Avvicinandosi all’uscita è possibile, per una cifra irrisoria di 20 baht, prendere una ciotolina piena zeppa di monetine e rendere omaggio secondo la tipica tradizione buddhista. Prendetevi almeno un’ora per visitare l’intero complesso perché ne vale davvero la pena. Usciamo da queste prime visite stanche e sudate (per visitare i luoghi sacri bisogna sempre essere rispettosi e mostrare un abbigliamento consono al luogo che state visitando); camminiamo con il naso rivolto all’insù, avvolte da una città alla quale non apparteniamo ma dalla quale siamo già molto affascinate.

Il passo successivo ci porta vicino al fiume, Chao Phraya, dove, dopo una contrattazione di alcuni minuti, decidiamo di imbarcarci sulla tipica long-tail boat tailandese alla scoperta dei canali di Thon Buri (550 baht a persona). È un’esperienza emozionante, una finestra sulla vita caleidoscopica di questa capitale, un viaggio nel tempo che ci riporta ad una Bangkok antica, molto legata all’acqua e a tutto quello che vi ruota attorno (sensazione che si farà di nuovo strada quando visteremo i mercati galleggianti del Damnoen Saduak). Uno scivolare sull’acqua tra canali e quadri impressionistici, ritrovo Monet e quel famosissimo ponte ritratto in uno dei suoi tanti meravigliosi dipinti. Lo Spirito di guida naturalistica che è in me non si placa mai, e mentre costeggiamo casupole decrepite e palafitte instabili riesco a scorgere alcuni variopinti uccelli (che rivedrò a Koh Lanta) e varani d’acqua, che qui si comportano più o meno come animali domestici. Terminiamo il tour in circa un’ora ci facciamo lasciare sull’altra Riva del Chao Phraya per visitare l’ultimo tempio sulla lista del giorno: Wat Arun, il tempio dell’alba (50 baht). Decorazioni strabilianti corrono lungo ogni centimetro di questo possente tempio che domina il fiume; miracoli artistici che quasi appare difficile credere siano stati creati dalla mano dell’uomo.

Girovaghiamo un po’ intorno a questo tempio poi ci imbarchiamo nuovamente e raggiungiamo il celebre Mercato dei Fiori, poco distante dal cangiante quartiere d Chinatown, al quale però devo ammettere non dedichiamo troppo tempo. È il tramonto; lentamente si spegne il nostro primo giorno di tour nella capitale dei sorrisi. Stanche e per fortuna non più affamate (scoviamo un ristorantino vegetariano a due passi dalla nostra guesthouse – Ethos) ci concediamo una doccia rigenerante e mentalmente ci prepariamo ad un’altra sveglia all’alba. Domani ci attende la scoperta di Ayutthaya.

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