In viaggio con un francese, un indiano, un sudafricano e tre congolesi

Ricorda molto l’inizio di quelle barzellette interminabili che vedevano quasi sempre come protagonisti un italiano, un tedesco e un cinese. Ma tutti noi, a differenza dei tipi strambi della barzelletta, avevamo una missione oggi: trovare bambù nei villaggi vicini al parco nazionale, tagliarne alcuni e stiparli nel retro di un pick up alla bell’e meglio. Chiaramente come tutte le cose in Africa la missione si presenta come una scatola cinese: la prima parte della missione è arrivare al villaggio più vicino, Mbomo, e lasciare l’indiano, uno dei nostri migliori chef, che dovrà essere intercettato da una seconda auto della compagnia per continuare il suo viaggio in direzione Ngaga Camp; la seconda parte della missione prevede raggiungere il villaggio di Ndzui (sicuramente lo spelling non è corretto) e lasciare i nostri tre congolesi affinché incomincino ad abbattere bambù; terza ed ultima parte della missione raggiungere il villaggio di Ebana, situato circa a 4 ore d’auto dal punto di partenza e lasciare il sudafricano, collega e guida qui con me ad Odzala, che per questo suo periodo di ferie ha deciso di non rientrare in Sudafrica ma di viaggiare senza rotta precisa, e soprattutto senza conoscere una parola in francese, nel nord del Congo: pura esplorazione, pura infusione nella natura più selvaggia che questo Paese possa offrire. Qualcuno potrebbe anche dire pura pazzia.

Il pick up cosmopolita lascia Mboko Camp subito dopo una buona colazione e parlando tre lingue diverse (Lingala, francese ed inglese) riusciamo a far passare allegramente l’ora che ci separa da Mbomo. Arrivati al villaggio raggiungiamo “Le Mauritanien”, l’unico “”shop”” aperto la domenica mattina, dove il sudafricano fa scorta di riso, fagioli in scatola, pasta e caffè solubile. Attendiamo l’arrivo della seconda macchina, salutiamo l’indiano, e ci rimettiamo in cammino… Ah no, non prima di aver ritrovato uno dei tre congolesi che appena giunti al villaggio ha ben pensato di fare un salto a salutare la sua famiglia senza chiaramente informarci. Ripartiamo alla volta del secondo villaggio, inghiottiti nuovamente dalla foresta che a tratti lascia spazi a disordinati campi di cassava e casupole mezze abbandonate ai lati della strada.

Raggiungiamo anche il secondo villaggio, ribadiamo ai membri dello staff, i tre ragazzi congolesi, il piano d’azione e ripartiamo immediatamente alla volta di Ebana. Nel bel mezzo del nulla ad una manciata di metri dalla nostra auto un gruppo di scimpanzé decide di attraversare la strada regalandoci una sighting molto breve ma al contempo inaspettata ed il francese, innamorato follemente di questi primati, decide di concedersi una sosta di qualche minuto nella speranza di vedere altri membri sfilare davanti ai nostri occhi. Purtroppo nulla accade e quindi dopo cinque minuti di assordante silenzio decidiamo di rimetterci in marcia…

Raggiungiamo finalmente il villaggio di Ebana, incontriamo il primatologo che qualche mese fa avevo avuto la fortuna di conoscere durante alcuni giorni di campeggio nella zona e ci avviamo in sua compagnia a Nzebe Baï, un accampamento di ricerca sui gorilla poco distante da una salina meravigliosa. Il sudafricano inizia le sue ferie montando una tenda a pochissimi passi da un fiume, ad una trentina di minuti dalla salina e con un gruppo di gorilla che, a detta del primatologo, si aggira nell’area da qualche settimana. Lo lasciamo così il sudafricano, col sorriso sulla faccia e con la promessa di non fare troppe ca**ate in questo mese di congedo.

Carichiamo il buckie “congolese style”, mettendo quattro dove a malapena ce ne starebbero due, con l’aiuto di comparse che saltano fuori dalla foresta e dal vicino villaggio. Cerchiamo di stipare il bambù in modo tale che rimanga spazio sufficiente per i nostri tre congolesi + altre due o tre persone che ci richiedono un passaggio per uno dei villaggi vicini… Siamo di strada, non avrebbe assolutamente senso negargli un lift e se lo avessimo dovuto fare per qualche strano motivo questi poveretti avrebbero dovuto camminare un minimo di 15km per raggiungere il villaggio a loro più vicino. Dopo aver caricato il pick up ci dirigiamo al villaggio poco distante e ci sentiamo in dovere di offrire da bere a quei gentiluomini che ci hanno aiutato nell’impresa. Io, l’italiana, ed il mio collega, il francese, racimoliamo un po’ di xaf (franchi congolesi) sparsi nelle nostre tasche e riusciamo ad acquistare una bottiglia di un distillato locale per la strabiliante cifra di 3000 xaf (poco più di 4 euro). Mentre il francese intrattiene una sorta di conversazione coi ragazzi del villaggio io mi avvicino ad una capannina perché ho notato che una bimba sta giocando con uno degli uomini del villaggio ad un gioco che mi piace tantissimo. Mi ritrovo quindi a fine giornata, stanca e sporca, in un villaggio dimenticato dalle mappe geografiche, circondata da occhioni scintillanti e persone che non parlano la mia lingua e tantomeno il francese ma che cercano di insegnarmi il loro modo di giocare a “ngola“, nome congolese di un gioco di biglie famoso in diverse parti d’Africa ma dalle regole sempre diverse a seconda del luogo in cui vi trovate; ridiamo, giochiamo, quasi sembrano dimenticarsi per qualche istante del fatto che sia una mundele (faccia bianca). Vorrei poter rimanere più a lungo ma purtroppo il mio collega, il francese, mi ricorda che siamo ancora distanti dal campo e che quindi dobbiamo affrettarci e riprendere la strada. La missione è finita ma mancano ancora alcune ore prima di poter tornare a casa.

4 pensieri su “In viaggio con un francese, un indiano, un sudafricano e tre congolesi

  1. Tina ha detto:

    Decisamente interessante e divertente, questa tua giornata. Grazie di averla condivisa. È un grande spettacolo osservare la varia umanità e un privilegio saperlo apprezzare.
    Buon lavoro, Tina

    Piace a 1 persona

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