Air Maroc, un suq ad alta quota

L’ho già scritto nel post precedente: ultimamente passo moltissimo tempo in aeroporto e questo mi concede del tempo da dedicare al people watching (come la mia carissima amica Claudia l’ha descritto): come uno spettatore a teatro osservo i generi di essere umano che mi sfilano sotto il naso, che creano inconsciamente storie di qualche minuto, qualche istante prima di scomparire per sempre dal mio palcoscenico. E quando mi capita di viaggiare con Royal Air Maroc, direzione Casablanca, prima di raggiungere di nuovo la foresta congolese, lo spettacolo è uno dei più esilaranti, più ridicoli e forse più snervanti per un occidentale DOC. Non è stata la prima volta, è oramai il mio terzo volo con questa compagnia ed ogni volta che salgo mi rendo immediatamente conto che non potrà essere un volo qualunque. Chi segue questo blog da un po’ di tempo lo sa bene: amo le diverse culture che popolano questo mondo, non parlo di razze perché è anacronistico e bigotto (mamma docet) ma quando si sale a bordo di un volo economico per il Marocco il 95% dei passeggeri è appunto marocchina. E la loro cultura, il loro modo di vivere è vuoi o non vuoi completamente differente dal nostro. E lo si capisce bene già al gate d’imbarco: persone che mai si sono viste prima iniziano ad intrattenere conversazioni di qualsiasi tipo, sbracciandosi, urlando, ridendo a pieni polmoni… E quando il gate finalmente annuncia la possibilità di imbarcarsi i passeggeri non creano una fila ordinata e singola, ma si disperdono di fronte al gate come tentacoli di un immenso polipo, continuando a parlare ed urlare. Quando finalmente riesci a farti spazio, passare l’ultimo controllo biglietto/passaporto e raggiungere l’aereo una situazione assurda ti si para di fronte: pacchi, sacchetti, valigette, borsoni, tutto viene stipato in modo irreale nei vani del velivolo, la signora al 30B urla parole incomprensibili a quella seduta al 16D, e questa risponde strillando e ridendo a due centimetri dal tuo naso, sorridendo gentilmente dopo averlo fatto, il ragazzo al 12C attacca una musica tipicamente “arabeggiante” a tutto volume, il vecchino cammina avanti ed indietro nel corridoio del suq volante, col biglietto in mano, con il fez schiacciato sulla testa e le babbucce da casa già ai piedi, il bambino al 5A inizia a piangere e viene passato ad una signora (non la sua mamma che è seduta al 5B) che si alza nel bel mezzo del caos pre partenza e cerca impassibile di calmarlo. Ti fermi un secondo a guardare la scena che si sta muovendo tutto intorno a te e l’unica cosa che puoi fare è sederti, sistemarti, sorridere e goderti lo spettacolo.


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