Digressione

Primi racconti di un’Africa lontana

Non è per nulla facile descrivere a parole in mondo che mi ha risucchiato da oramai più di una settimana. Dimenticatevi l’Africa dei grandi felini, l’Africa dai grandi spazi aperti e pianeggianti, l’Africa degli impala e delle gigantesche acacie che disegnano silhouettes perfette, l’Africa un po’ occidentalizzata e sorridente che si intravede in alcuni documentari, dimenticatevi il safari comodamente vissuto su di una Jeep 4X4 che si muove seguendo percorsi più e più volte tracciati da precedenti driving. Dimenticatevi dell’Africa così come noi tutti la immaginiamo.Non è questa l’Africa che vi aspetta in Congo. Mettete in valigia una buona dose di energia e spirito d’avventura, scarpe comode e litri di anti zanzare e preparatevi all’inaspettato ed all’ignoto.

Non so decifrare ancora la prima reazione che ho avuto sorvolando l’immensità dell’Odzala-Kokoua National Park: chilometri sconfinati di Natura selvaggia ed incontaminata scorrevano sotto il mio sguardo attento e più cercavo somiglianze con la mia Africa, più mi rendevo conto che non ce n’erano. La difficoltà di trovare uno spazio aperto in tutto quel verde sottostante mi ha per un attimo terrorizzata: nonostante fossi conscia sin dall’inizio del viaggio che non sarebbe stato semplice, il respiro per un attimo è diventato frenetico e la testa ha cominciato a fantasticare cercando di non pensare a tutto quello che a centinaia di metri di distanza scorreva come un fiume in piena sotto i miei piedi. Gli Odzala Discovery Camps sono disseminati all’interno di questo mosaico composto da foreste, fiumi, savana e saline; si perdono nella sua vastità. Il campo principale è Mboko Camp, situato a pochissima distanza da uno dei fiumi principali di quest’area, il Lékoli e da uno dei suoi affluenti, il Lékénie. Un secondo campo, Lango Camp, relativamente più piccolo, si trova ad una manciata di km dal principale e la vista da questo gioiello è mozzafiato: il deck si affaccia su Lango Bai, luogo di ritrovo quotidiano di bufali, elefanti, scimmie ed un numero indicibile di specie di uccelli che si radunano in questa salina in cerca di acqua e sali minerali. Il terzo campo, Ngaga Camp, si trova a 12 km dal confine occidentale del parco, nella Ndzehi Concession ed è uno dei pochi luoghi al mondo dove potrete avere un incontro privato con la più grande popolazione esistente di gorilla di pianura.

• Ilgo Forest •Vivere in questo mondo ti impone di diventare cieco e di imparare ad utilizzare tutti gli altri sensi: in primis l’udito, la foresta intorno a te si muove, si anima ad ogni tuo passo, non si scompone ma ti parla, ti lascia entrare nelle sue vene ma ti ricorda che è lei a comandare, ti permette di visitarla, ma ti impone attenzione. Tutto nella foresta deve essere decifrato, deve essere ascoltato, annusato, toccato, sentito. Devi in ogni singolo instante, in ogni singolo passo che muovi, ricordati di essere una pedina e non il giocatore. I rumori ti inghiottono e se vuoi capire la foresta, devi capirne il linguaggio. Ci si muove al rallentatore alle volte, cercando stupidamente di evitare rami secchi e costellazioni di frutti, foglie e fiori che ricoprono la vegetazione. Lo sguardo si sposta in tutte le direzioni, tutto è diverso e paradossalmente sempre uguale, la foresta ti schiaccia con la presenza incombente di alberi alti 30, 40, 50 metri e ti disorienta, ti costringe a perderti nei suoi dedali. Le zone acquitrinose e fangose sono ovunque, non importa se la stagione è quella delle piogge o quella secca, preparatevi a rimanere ancorati al suolo, coperti dal fango e probabilmente da qualche goccia di pioggia che inevitabilmente accompagna il vostro soggiorno in Congo. Gli animali giocano coi vostri sensi e si prendono gioco di voi se possibile: le scimmie si rincorrono sugli alberi e sfuggono al vostro sguardo disabituato alla ricerca, gli elefanti giocano a nascondino e non so ancora spiegarmi come sono sempre loro a vincere, i bufali vi aspettano dietro ogni anfratto e vi guardano con sguardo interrogativo, forse in questo angolo di Natura ancora alcuni ignorano la nostra stessa esistenza, gli insetti giocano coi colori e si mimetizzano con le sfumature della foresta. Nulla in questa descrizione ricorda lontanamente l’Africa dei grandi Safari fotografici, nulla qui è ancora stato disturbato dalla presenza dell’uomo, tutto richiama la condizione originale dell’uomo, un essenza spazio-temporale che non ci appartiene più e proprio per questo vorremmo riuscire a conquistare la, a diventare noi gli artefici del gioco. Non so ancora bene dove conduce questa avventura, ma di una cosa sono certa: la foresta non è domabile.

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