Self Drive in Technicolor – Parte I

Più di 2000 chilometri percorsi, più di 1500 scatti pieni di emozioni e meraviglia, un Viaggio avventuroso che, districandosi tra canyon, villaggi e riserve naturali dalle bellezze mozzafiato, ci ha condotti a scoprire in maniera totalizzante cosa davvero sia quel forte richiamo verso la terra africana, la sua gente, i suoi colori, quel senso di appartenenza nei confronti di questa Terra lontana e selvaggia. Il mal d’Africa. Sento ancora sulla mia pelle il profumo dell’Africa, quel miscuglio di terra, sabbia, natura e persone che rimane persistente e che desidero ardentemente non se ne vada più. Questo non potrà essere un reportage di viaggio simile a tutti gli altri che costellano il mio blog, non potrei descrivere ordinatamente le emozioni e gli stati d’animo: gioia, per il nostro primo leopardo avvistato all’ombra di un’enorme pianta a pochi metri da noi; stupore, di fronte alla magnificenza della Natura selvaggia e dominatrice; agitazione e terrore, quando abbiamo scampato per un soffio la carica di un elefante nel bel mezzo del Kruger; rabbia ed orrore, ascoltando le storie di ranger e guide riguardo al bracconaggio e alla stupidità del genere umano. E’ esattamente come quando ci si innamora: si perde il senso del tempo, si diventa monotematici e noiosi, si sentono le farfalle nello stomaco e si vuole passare ore ed ore in compagnia dell’amato. Sì, miei cari followers, penso proprio di essermi innamorata dell’Africa. In questo reportage dunque, così come nei prossimi che seguiranno, non racconterò giorno per giorno la nostra esperienza africana (parlo al plurale perché anche il mio ragazzo, anche se in maniera un pochino più razionale di me devo ammettere, ha lasciato un pezzettino del suo cuore in quelle terre estreme), ma cercherò in qualche modo di farvi metaforicamente viaggiare nei miei ricordi e nelle mie felicità, parlandovi di avvistamenti, incontri e persone che hanno reso questo viaggio una vera e propria esperienza di vita._DSC0692I primi giorni del nostro peregrinare in Sudafrica si sono concentrati sulla scoperta del magnifico Blyde River Canyon; di recente rinominato Motlatse rappresenta una delle meraviglie indiscusse del continente africano, ricco di spot fotografici strabilianti e panorami eccezionali. E’ il secondo canyon più vasto dell’Africa ed il terzo a livello mondiale (dopo il Grand Canyon negli Stati Uniti ed il Fish River Canyon namibiano). La R532, meglio conosciuta come Panorama Route, accompagna il visitatore nei luoghi più suggestivi del canyon: il punto di partenza perfetto è la cittadina di Graskop, anche se noi in realtà abbiamo percorso a ritroso la strada dato che abbiamo soggiornato nella parte settentrionale del canyon. Fra i luoghi più celebri di questa meraviglia lunga all’incirca 40 km le Three Rondavels, massicce rocce tondeggianti simili alle capanne degli indigeni, le rondavels in afrikaans appunto, che si ergono a guardia dello spettacolo naturale sottostante; i Bourke’s Luck Potholes, merito del potere incessante dell’acqua che nei secoli ha plasmato queste cavità cilindriche formate da impressionanti falesie di color rosso che si tuffano nelle acque color turchese dei fiumi Blyde e Treur; le Lisbon e le Berlin Falls, che nonostante la scarsa portata dell’acqua rimangono di uno spettacolo incredibile anche nella stagione invernale; la sensazionale “finestra di Dio”, la God’s Window, da dove, nonostante la nebbiolina leggera che circondava il canyon, abbiamo goduto di una vista mozzafiato sul bushveld sottostante; e the last but not the least The Pinnacle, a pochissimi chilometri a nord di Graskop: un’incredibile torre rocciosa alta 30 metri, sentinella silenziosa della natura verdeggiante che lo circonda. Terminata la visita dei vari siti naturalistici un meraviglioso miscuglio di colori e bancarelle allieta il nostro andare: ci fermiamo ad ammirare l’artigianato locale, acquistiamo per pochissimi soldi oggetti dalla bellezza rara. Gli ingressi ai siti naturalistici richiedono una fee d’entrata ridicola se paragonata agli standard italiani (parliamo di 20-50 R a persona, all’incirca 1-2 €), ma come vi ripeto la bellezza dei luoghi è impagabile, e le foto parlano sicuramente meglio della sottoscritta. A proposito di foto, vi raccomando di dare un’occhiata al mio profilo Flickr per poter godere appieno della magia africana.

Per questo primo capitolo è tutto miei cari amici, spero presto di potervi scrivere ancora per parlare delle mie giornate africane.

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Bourke’s Luck Potholes, in cima al Bourke River Canyon 

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