Stato

Allons enfants 

Ebbene sì, questa volta ce l’hanno fatta, si sono insinuati nel mio cuore ed hanno instillato paura ed orrore in una manciata di secondi; la vista della mappa del centro di Parigi insanguinato da squarci rossi in corrispondenza degli attentati terroristici dello scorso 13 novembre è stata la scintilla che mi ha fatto dire no, questa volta devo rinunciare a seguire il mio animo da viaggiatrice e rinunciare soprattutto alla mia libertà di viaggiare. Il sentimento di terrore e paura è stato subito accompagnato però anche da qualcos’altro, qualcosa di più sottile, più difficile da descrivere, più flebile ma paradossalmente più devastante ancora: quel senso di privazione di libertà, quel mancamento d’aria, quella benda conficcata in fondo alla gola che tutti, chi più chi meno, abbiamo avvertito guardando alla tv le immagini paralizzanti del massacre. E quindi dire “Non vado a Parigi perché ho paura” mi sembra davvero troppo semplicistico e banale per racchiudere quello che realmente ho nella testa e nel cuore. Chi riuscirebbe adesso a passeggiare tranquillamente e con aria spensierata in una città mutilata e con ancora il cuore sbrindellato da un branco di macellai assassini? Chi di voi riuscirebbe a sorridere davanti alle opere del Louvre o del magico Musée d’Orsay sapendo che al di là della bellezza immota di quel paradiso, Parigi è risucchiata dalla paura e dal terrore di subire ulteriori attacchi, di perdere altre vittime innocenti? Chi riuscirebbe a non pensare al fatto che poche ore prima nella Ville Lumière qualcosa si è irreparabilmente rotto, qualcosa di così intangibile è stato violato nella maniera più brutale e disumana che si potesse immaginare? O più semplicemente chi di voi riuscirebbe a non pensare a tutto quello che è accaduto?La paura del diverso e il sentimento crescente di xenofobia si fa strada in modo razionale e non nell’animo delle persone, di tutti coloro che indirettamente ma col cuore devastato hanno partecipato agli attacchi allo stadio, ai ristoranti e soprattutto al Bataclan di Parigi dello scorso venerdì. 

Oggi una cara amica mi ha posto una semplicissima domanda: Come ti senti nei confronti di quello che sta succedendo?… Come mi sento… Domanda semplicissima alla quale però non riesco ancora a dare una risposta altrettanto semplice. Sono arrabbiata, delusa da un mondo che si sta distruggendo lentamente ma inesorabilmente per mano di persone che definirle tali potrebbe essere quasi considerato reato, sono triste per la situazione che sta affliggendo la Francia ma in realtà il mondo intero, sono assolutamente sconcertata dall’assoluta irrazionalità degli eventi e dall’apparente pacatezza delle persone che non hanno capito o forse fingono di non voler vedere come il mondo che conosciamo sta cadendo in un enorme buco nero dal quale difficilmente riuscirà a risollevarsi. Ma soprattutto per il momento sono incapace di vedere un bagliore alla fine del tunnel, incapace di immaginarmi un dopo, un après. 

JE SUIS PARISIENNE 

JE SUIS PARIS 

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