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Intervista a Benedetta Mazzini “Io viaggio da sola” 

Tratta dal sito http://www.klatmagazine.com/interviews/benedetta-mazzini-io-viaggio-da-sola-interview/17212

English version available on the website 

Parliamo di donne. Sulla tua pagina Facebook hai citato una frase di Rita Levi Montalcini: “Io sono la mia mente, il corpo faccia ciò che vuole”. Ovvero?

Una bomba, non trovi? Il discorso è che la nostra società ci rende schiavi. Noi donne, poi, siamo tanto più asservite perché abbiamo dei modelli irraggiungibili, o raggiungibili a un prezzo esorbitante.

Che modelli intendi?

Fisici ed estetici. È necessario essere per forza bellissime e giovanissime. Ma che senso ha? Non dovremmo fare nulla a discapito della nostra serenità e della sicurezza in noi stesse. Non è perché sei figa che automaticamente sei in gamba. Sei in gamba, poi magari sei anche figa.

Attraverso i tuoi viaggi hai conosciuto altri tipi di donne. Cosa abbiamo di diverso rispetto alle africane?

Non lo so, ma in Africa c’è davvero un altro modo di vivere la propria fisicità e il proprio corpo. Parlo di sensazioni che ho sentito sulla mia pelle. E in gran parte si tratta di paesi dove si pratica ancora l’infibulazione, dove la donna ha un ruolo subalterno, svolge le mansioni più faticose e manda avanti la baracca senza godere di alcun diritto.

C’è un episodio particolare che ti è rimasto impresso?

Nella tribù degli Hamar, in Etiopia, quando a un uomo viene concesso il permesso di sposarsi si organizza una grande cerimonia. Dai villaggi del circondario accorrono solo per lui tutte le donne di tutte le età, dai dodici agli ottant’anni. Arrivano nude o con una semplice gonna di pelle, a petto scoperto. Per ore si fanno frustare con un ramo dal futuro sposo. Ho visto volare brandelli di carne e sangue, perché fanno a gara a chi si fa frustare di più, per avere le cicatrici più grosse. Le donne cadono in una sorta di trance, e si buttano addosso al ragazzo che alla fine scappa terrorizzato da tutte queste invasate che gli implorano: “Prendi me, scegli me”. Una cerimonia incredibile.

Tu cosa hai provato?

Ero sconvolta perché queste donne non battono ciglio, non muovono un muscolo, non dicono nulla. Per loro è una cosa bellissima: più vieni frustata e più sei importante, più cicatrici hai e più dimostri di essere una donna forte capace di creare un’unione con chi ti frusta. Perché se quella stessa donna tra tre anni ha bisogno di qualcosa, va da colui che l’ha frustata e lui la deve accontentare. Questa cerimonia è parte integrante della tradizione Hamar, non è eliminabile. Una ragazza ha due possibilità: andare a studiare e vivere in città, se ne ha la fortuna, oppure partecipare a quel rito. Che non è un’imposizione, è un fatto culturale.

Però anche l’infibulazione è un fatto culturale.

La mutilazione è un atto imposto dal mondo maschile che la donna si lascia alle spalle nel momento in cui abbandona il villaggio. Se studi, se non sei più ignorante, non vuoi che tua figlia subisca la tua stessa pena. Comunque, stiamo parlando di realtà molto limitate che stanno quasi scomparendo, e che sono, benché orrende, molto affascinanti.

Quando ne parli ti si allargano gli occhi.

Sono esperienze che rendono tutto più grande. Ma una volta rientrata a Milano ho la mia vita anche qui, con il mio lato futile, leggero e divertente. Non è che non vado a comprare quattro paia di scarpe: me le compro e sono ben felice di farlo, perché vivo in un posto dove non solo me le posso permettere, ma anche mettere.

Da quanto tempo viaggi?

Ho sempre viaggiato tanto, affascinata da culture diverse, persone diverse, posti diversi. Ma l’Africa mi ha soggiogato immediatamente, e da subito ho cominciato a passarci molto tempo.

Il grande reporter polacco Ryszard Kapuściński ha scritto che in Africa “la prima cosa che colpisce è la luce. Luce dappertutto, forte, intensa. Sole dappertutto”. Cos’è invece per te il continente nero?

Un mondo con un sole meraviglioso, ma violentissimo. Non c’è niente di nero, e non c’è spazio per l’ombra: sugli uomini, sulle donne, sugli animali, sulla terra. Suona un po’ romantico, ma è così.

Cosa ti danno quei luoghi?

Appena atterro in Africa, non esiste più nient’altro. Il che è abbastanza rischioso, perché il tempo si ferma e allontana tutto: lavoro, fidanzato, famiglia – a parte mia madre (la cantante Mina, nda), che è sempre con me. In Africa non ho bisogno di niente, sono completamente appagata. Non ho mai fatto viaggi in compagnia, io viaggio da sola ed è la cosa che consiglio a tutti. Solo se viaggi da sola, conosci.

Una curiosità, come si affronta un leone? 

Se puoi cerchi di non affrontarlo. Tutti gli animali, dal leone alla mangusta, hanno paura dell’uomo, quindi evitano lo scontro perché hanno nel loro DNA il nostro odore. Quando ti vedono a piedi scappano, perché nella loro memoria la nostra presenza significa morte. L’animale ti affronta solo se non ha una via di uscita. Per evitare il leone devi ascoltare il suono degli altri animali, devi controllare com’è il vento, devi camminare sopra vento e non sotto vento, per non farti sentire. Se per sfortuna, tua e dei leoni, si arriva all’incontro, non devi scappare, devi stare immobile: chi scappa è una preda, quindi se scappi riconosci la superiorità del predatore. Lì hai perso. Comunque, la regola d’oro in Africa è: qualsiasi cosa succeda, non correre. Mai.

Qual è secondo te l’animale più bello e maestoso?

Amo gli elefanti, anche per la loro struttura sociale. Sono belli e intelligenti, potrei contemplarli per ore.

Come si accarezza un elefante?

Gli animali non si toccano e non si fanno toccare.

Stiamo parlando tanto di Africa, ma vorrei che mi dicessi qualcosa di Wild Places Safaris. Come confezionate il viaggio perfetto?

I nostri sono viaggi integralmente tailor made, nel senso che è tutto su misura. Confeziono il viaggio dopo aver parlato con il cliente che mi dice cosa vuole, cosa gli piace, cosa si aspetta. Il viaggio parte dal cliente, perché uno può avere la stessa mia inclinazione a passare il tempo tra la gente, mentre un altro preferisce le mete culturali.

È vero che provi sempre tutto prima?

Assolutamente sì. E se non lo faccio io, lo fa una persona che lavora con me, o le compagnie con cui lavoriamo.

Perché?

Perché se si sbaglia qualcosa nel deserto, o in Patagonia, può essere pericoloso. Comunque, da noi puoi declinare il tuo viaggio in tutti i modi: vai pazzo per le formiche? Ti mettiamo a disposizione un biologo. Vuoi fare un corso di fotografia con un reporter del National Geographic? Sei accontentato. Non li chiamiamo neanche più viaggi, sono esperienze a tutti gli effetti.

Da dove arriva la maggior parte dei clienti?

Sono soprattutto italiani, anche perché abbiamo sede in Italia. Il nostro fornitore lavora per un’agenzia strepitosa che si chiama Great Plains Conservation, di proprietà al 20 per cento del National Geographic. Ho scelto di collaborare con persone che hanno a cuore la salvaguardia della natura. È un business, certo, ma tutti i nostri partner pongono particolare attenzione ai luoghi, alle comunità locali, agli animali. E una parte delle entrate viene destinata a nuovi progetti da realizzare in loco.

C’è un posto che non hai mai visto?

Tantissimi, nella stessa Africa me ne mancano un’infinità.

Cosa ti porti in valigia, spazzolino e mutande a parte?

Ovunque vada mi porto sempre il mio iPod, anche se poi magari non lo accendo nemmeno. A parte questo, pila e coltello.

E quando viaggi per piacere?

Amo molto fare camping. E allora capita di fermarsi dove non c’è luce, non c’è acqua e si cucina sul fuoco. È una cosa pazzesca, ma non ci facciamo mancare niente: anche in mezzo al nulla, non è che ci portiamo i panini.

E cosa mangiate?

Ci portiamo le pentole, al mattino ci facciamo il porridge. Il concetto è che puoi avere tutto quello che ti piace, quindi, che ne so, hai il secchio con la spugna per farti la doccia, hai il cuscino morbido anche se dormi in tenda. Perché devi essere scomodo se puoi avere tutto? Sono piccoli dettagli che rendono l’esperienza ancora più bella.

Come fai con le sigarette? 

Me le porto dietro. Non sono una fumatrice accanita, ma in mezzo alla natura sono ancora più buone. Il fatto è che sotto le stelle diventa tutto più buono, più bello, più forte, i sensi esplodono e ti senti completamente appagato. Sei talmente stravolto dal posto in cui ti trovi, dai suoni, dalle stelle, che non hai più tempo nemmeno per la musica, non hai più tempo per niente.

Esiste Dio per te? 

Sì, esiste.

È uomo o donna?

È la Natura. 

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