Vite in transito

Ultimamente passo moltissimo tempo nelle sale d’attesa degli aeroporti in giro per il mondo: Parigi, Casablanca, Addis, Brazzaville, Milano… Le lunghe ore di layover tra un volo e l’altro mi obbligano a diventare creativa, a ricercare nel microcosmo che mi si muove attorno attrattive che possano impegnare la mia mente, che facciano passare il “tempo morto”. Alle volte mi rintano nelle pagine di un libro, rincorro avventure vissute da altri protagonisti, mi perdo in universi lontani leggendo storie inesistenti, sorrido alle pagine autobiografiche di avventurieri del passato. Altre volte invece la storia la invento io, la creo in divenire, guardando la sfilata di generi umani che svogliatamente ed inconsapevolmente mi regala inaspettate istantanee di vita.

Mi ritrovo ad osservare queste vite in transito, vite ricorse, vite sospese; facce abbronzate solcate da sorrisi mesti che sono un chiaro segnale del ritorno alla realtà; occhi stanchi per le tante ore di volo nascosti dietro giganteschi occhiali da sole a qualunque ora del giorno e della notte; signore truccatissime strizzate in vestitini dai colori vivaci e ragazze acqua e sapone che come me per viaggiare scelgono sempre la comodità; businessmen in giacca e cravatta, completamente risucchiati da cellulari, tablet ed auricolari, mossi da fili inesistenti come marionette ad uno spettacolo di burattini; ragazzi schiacciati sotto il peso di enormi zaini che già di per sé avrebbero tante storie da raccontare; viaggiatori esperti che si muovono come in un balletto tra impacciati turisti alle prime armi, bloccati nel bel mezzo dei corridoi con le carte di imbarco tra le mani e lo sguardo interrogativo rivolto agli schermi luminosi; culture che si mescolano, si toccano, si guardano in faccia per pochi secondi per poi continuare la corsa ai loro gates; uomini, donne, bambini, anziani, disabili, musulmani, cristiani, indiani, tutti in bilico tra sconosciuto e quotidianità, routine ed avventura, sogno e realtà.

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Verso casa…

E per la seconda volta mi ritrovo seduta a fissare il tabellone del Maya-Maya in attesa che compaia il mio volo che mi riporti in Italia. A casa. O meglio, che mi riporti al mio nido, perché ho capito che casa può essere ovunque nel mondo: può essere un luogo, un abbraccio, un sorriso, una persona, un oggetto, qualsiasi cosa sulla quale il nostro corpo, la nostra mente, il nostro cuore disegna ricordi belli, ricordi felici, ricordi che fanno sorridere l’anima. E quindi ora consapevolmente ammetto che Odzala è un po’ casa per me, un insieme di memorie, ricordi, pezzi di puzzle che mi fanno sorridere, mi fanno emozionare, mi fanno dire: “Ho voglia di tornare indietro”.

Ed il fango sulla faccia

Che poi anche quando lo racconto a casa, ad amici, parenti e persone a me care, non risulto molto credibile; già il fatto che io sia sbarcata in Congo e stia pure riuscendo a sopravviverci ad alcuni non va proprio giù, figurarsi poi quando racconto i dettagli. Sì, perché sono quelle sfumature, quei cambiamenti nel tono della voce, quelle vibrazioni sensoriali che modificano la storia; sono quelle piccole precisazioni, quei ricordi buttati sul tavolo a far cambiare idea alle persone, a mostrargli che davvero quelle cose che racconto le ho vissute proprio io, quella comune ragazza occidentale che nell’armadio in Italia ha ancora tutti i suoi vestiti floreali ed i suoi amati sandali, ma che qui, nella foresta intricata del Congo ha portato solo tanto spirito di adattamento e coraggio che manco sapevo esistesse. Il coraggio di non tirarsi indietro davanti a niente, il coraggio di dire sempre sì, il coraggio di trovarsi completamente ricoperta dal fango dopo quattro ore di camminata e riuscire pure a riderci sopra, il coraggio di dire “ci ho provato ma non ce l’ho fatta. Rifacciamolo”, il coraggio di cacciare indietro le lacrime nelle situazioni più assurde e riuscire ad apparire più forte, indipendente. Le foto che trovate in questo post sono state tutte scattate pochi giorni fa, durante una delle tante “Exploration trips” che io e gli altri membri del Guiding Team ci concediamo quando abbiamo giornate intere senza clienti. Sono giornate di pura esplorazione: la foresta a nostra disposizione è talmente immensa (l’Odzala-Kokoua è grande quasi quanto l’intera Campania, nonostante il nostro campo di azione si limita nella parte sud del parco) che non abbiamo chiaramente ancora avuto il tempo di esplorarla tutta e questi viaggi in The Heart of Darkness sono per noi un tornare ai tempi del caro Dottor Livingstone, sentirsi esattamente esploratori alla ricerca di un tesoro nascosto. Sentirsi ancora connessi con questa Natura. Sentirsi liberi.

Stato

Spirito selvaggio

E mentre scrivo queste righe gli elefanti si muovono come ogni notte nella baia di fronte al campo, creando con le loro proboscidi immense voragini nel letto del fiume alla ricerca di sali minerali; silenziosi per la maggior parte del tempo improvvisamente scatenano un’orchestra di trombe, stridii e barriti che mi impediscono di riprender sonno. Chissà se tra loro c’è pure Lei, Spirit (come il cavallo selvaggio del cartone animato) soprannome pensato da me e da Adi, la guida che era con me quel giorno. Per lui non era neanche la prima volta: l’aveva già incontrata in foresta, insieme ad un nostro collega; ed un’altra volta ancora, sempre in quell’area della foresta dietro la baia di Lango. Ma quel giorno ero io la lead guide, lui a chiudere la fila in back up. Decidiamo a colazione di percorrere proprio quel percorso lunghissimo per mostrare ai clienti quanto questo luogo sia poliedrico: le cinque ore di camminata si snodano attraverso aree di foresta, di savana, zone paludose dove si cammina con l’acqua che arriva ben sopra i fianchi e poi di nuovo il fiume. Sono un po’ scettica perché il percorso lo conosco bene ma so che è uno tra i più difficili che proponiamo a Lango, ed uno dei più impegnativi per noi guide che dobbiamo rimanere attenti e vigili per diverse ore captando i minimi suoni e rumori che si rincorrono là fuori; decido di accettare nel momento in cui Adi, guida con più di dieci anni di esperienza, dice che sarà il mio back up. La camminata inizia in quelli che noi chiamiamo “Elephants’ boulevards”, viali in foresta creati da anni e anni di continui passaggi di questi pachidermi silenziosi; vediamo un gruppo di potamoceri ad una decina di metri da noi, due meravigliosi bonghi, le antilopi più maestose e massicce che si aggirano in foresta e un gruppo misto di scimmie ci danza sopra la testa. Dopo circa un’ora raggiungiamo la savana, una distesa indistinta e ai miei occhi immensa, dove già più di una volta ho avuto incontri ravvicinati con serpenti velenosi. Respiro profondamente, ricordo le regole di sopravvivenza ai clienti e mi tuffo. L’erba in savana è altissima, veniamo ingoiati da questo mare giallognolo dalle striature verdi che non ci permette di vedere più in là del nostro naso e dove ogni singolo passo è incerto su cosa possa esserci sotto di esso. La savana del Congo non è la savana che ho conosciuto in Sudafrica, è anche lei selvaggia, indomata e primordiale. Camminiamo molto lentamente e prego di raggiungere l’uscita nel più breve tempo possibile, perché come tutti i miei colleghi sanno, non amo affatto questo specifico passaggio.

Il suo barrito è talmente forte e vicino che ci fa tremare le pareti dello stomaco; la terra sotto i nostri piedi inizia letteralmente a muoversi; la Natura questa volta ci ha giocato contro, ci ha reso ciechi e incapaci di annusare l’aria, che ha spinto la nostra scia odorosa nella sua direzione. Non c’è il tempo di pensare, di ragionare, di trovare una via di fuga: Adi si posiziona alto su un termitaio, urlando a squarciagola e sciabolando il suo bastone da passeggio; io urlo soltanto RUN e punto la direzione opposta all’elefante in carica.

Mi è impossibile spiegare a parole quegli attimi, secondi nei quali non pensi a nulla, nella tua mente c’è il vuoto assoluto, ma sai che devi assolutamente rimanere calma e devi uscire da quella situazione nel più breve tempo possibile. Continuo a camminare, ho una mano insanguinata e non so neanche io perché, ma forse ho toccato una di quelle erbe urticanti nella corsa, rivolgo sguardi falsamente calmi ai clienti, dico che tra poco raggiungeremo un’area sicura, completamente lontana dal pericolo, penso ad Adi. In lontananza non sento più nulla, Spirit si deve essere calmata; vedo finalmente Adi camminare verso di noi, quindi rallento i miei passi e dopo un respiro purificatore sorrido ai clienti, permettendomi pure qualche battuta per cercare di spostare l’attenzione da quello che si è appena concluso: siamo appena stati caricati da una mamma elefante e siamo sopravvissuti tutti.

Fun Facts: 10 cose che non sapevate sulle FARFALLE 🦋

1. Le ali delle farfalle sono in realtà trasparenti… Ma come è possibile?!? Le ali delle farfalle sono ricoperte da migliaia di minuscole lamine che riflettono la luce solare creando i magnifici colori che noi tutti conosciamo. Ma al di sotto di queste lamine le ali sono formate da diversi strati di chitina, la proteina responsabile dell’esoscheletro degli insetti. Queste lamine sono talmente sottili che ci si può vedere attraverso; con l’avanzare del tempo le lamine cadono dalle ali delle farfalle, lasciando così “visibile” lo strato trasparente di chitina.2. Le farfalle adulte recepiscono odori e sapori attraverso le zampe. Hanno recettori olfattivi posizionati all’estremità delle zampe che aiutano nel riconoscimento del cibo e delle piante su cui si poggiano. Prima di deporre le uova una farfalla utilizzerà i chemiorecettori posizionati sulle zampe per identificare la specie più consona che fornirà il primo nutrimento al momento della schiusa delle uova.

3. Sempre parlando di cibo, le farfalle adulte possono soltanto cibarci di sostanze liquide, generalmente nettare; per sorseggiarlo le golosone usano la loro “cannuccia” incorporata. Un prolungamento della bocca chiamato spirotromba che inseriscono direttamente nel fiore. Nelle pause tra uno spuntino e l’altro l’ingombrante “proboscide” – che in qualche specie può arrivare a tre volte la lunghezza del corpo – viene arrotolata sotto alla testa, dove non dà fastidio.

4. Le farfalle devono “costruire” la loro proboscide non appena emergono dalla crisalide; durante le ultime fasi dello stadio pupale la proboscide si sviluppa formando due segmenti distinti che verranno assembrati dalla farfalla adulta non appena questa romperà il bozzolo pupale (crisalide). Se si ha la fortuna di assistere alla fuoriuscita dal bozzolo di una farfalla si noterà come questa avvolga e rilasci la proboscide diverse volte per testarne le effettive capacità.

5. Come ogni buona dieta che si rispetti, le farfalle alternano i contenuti zuccherini dei fiori ai sali minerali che possono recuperare dal terreno bagnato. Questo atteggiamento, descritto in inglese come mud puddling, è praticato più comunemente dai maschi per incrementare i contenuti salini nello sperma che verrà poi trasferito durante l’accoppiamento alle uova fecondate.6. Le farfalle non possono regolare la loro temperatura interna, dipendendo quindi completamente dalla temperatura dell’aria e dell’ambiente in cui vivono. Se la temperatura esterna scende sotto i 12 gradi, le farfalle rimangono praticamente immobili, impossibilitate a volare. Per loro la temperatura ottimale oscilla tra i 28 ed i 35 gradi. Oltre i 35 cercano anche loro un po’ di riparo.

7. All’interno della crisalide le ali delle farfalle formano una sorta di involucro attorno al corpo; non appena la farfalla adulta fuoriesce dal bozzo pupale le ali vengono messe in movimento ed ossigenate con i fluidi derivanti dallo stadio pupale. Terminata questa delicata operazione la farfalla rimane immobile per alcune ore così da dar tempo alle ali di asciugarsi e rafforzarsi.

8. In generale, la maggior parte delle farfalle vive soltanto per poche settimane, anche se esistono specie molto più longeve che rappresentano un’eccezione alla regola che possono vivere fino a 6-8 mesi (solitamente le specie più grandi grazie anche al consumo di polline dei fiori introducono sostanze supplementari come aminoacidi e proteine). Non appena fuoriescono dalla crisalide infatti le farfalle adulte impiegano tutte le loro energie unicamente per mangiare e ricercare un compagno per riprodursi.

9. In diverse specie i maschi hanno una longevità ridotta rispetto alle femmine. La spiegazione alla durata di vita più breve può essere riconducibile al fatto che sono maggiormente in attività, per difendere il territorio o a scopi di accoppiamento e tale dispendio energetico sarebbe responsabile di un accorciamento del loro ciclo vitale, anche se non mancano le eccezioni.

10. È forse uno dei viaggi più affascinanti in natura: dai Grandi Laghi, al confine tra Canada e Stati Uniti, alle calde vallate del Messico. È la farfalla monarca la protagonista indiscussa di questa straordinaria avventura, che è così eccezionale non sono solo per le migliaia di km percorsi, ma soprattutto per il fatto che sarà un viaggio compiuto da ben quattro generazioni, che si passeranno l’un l’altra il testimone, come in una corsa contro il tempo.

Digressione

Fun Facts: 10 cose che non sapevate sulle COCCINELLE 🐞

1. Nonostante la maggior parte delle coccinelle presenti una colorazione a contrasto di rosso o giallo con macchioline nere, quasi ogni colore dell’arcobaleno può adornare diverse specie di coccinella. Le colorazioni più comuni sono rosso e nero o giallo e nero, alcune sono bianche e nere, altre ancora presentano colori più esotici come l’arancione ed il blu intenso; alcune sono maculate, altre striate, altre ancora richiamano le formazioni a scacchiera. Al mondo esistono all’incirca 6000 specie di coccinelle, 400 delle quali presenti in Nord America. In generale, le specie che presentano “fantasie” più semplici (sempre con colori contrastanti) che non vengono modificate in nessun periodo dell’anno; quelle che invece sono ricorrenti in specifici habitat hanno colazioni più complesse, che possono subire modifiche a seconda della stagionalità; altre ancora utilizzano colazioni camouflage per mimetizzarsi meglio nella vegetazione durante il periodo dell’ibernazione e sviluppano colori forti e vivaci durante il periodo degli accoppiamenti. Tutte queste colorazioni sbiadiscono con il passare del tempo. 2. Il nome Ladybug (traduzione inglese di coccinella) fa riferimento alla Vergine Maria. Secondo la leggenda, nel corso del Medioevo, le coltivazioni europee furono afflitte da una terribile piaga. I coltivatori, inermi e sconfortati, cominciarono a rivolgere preghiere alla Vergine Maria. Dopo poco si notò la comparsa in tutti i campi piccole miracolose coccinelle che riuscirono ad eliminare il parassita infestante. I contadini cominciarono a chiamare questo piccolo insetto “Lady’s birds” o “Lady beetles”. In Germania la traduzione di coccinella è Marienkafer, il coleottero di Maria.

3. Come moltissimi altri insetti, anche le coccinelle utilizzano una colorazione che viene definita aposematica ai fini di avvertimento contro possibili predatori. Gli animali che utilizzano colori aposematici sono tossici o velenosi, oppure hanno semplicemente un sapore poco piacevole per le specie che potrebbero utilizzarlo come nutrimento. Se una coccinella adulta viene colta di sorpresa rilascia una sostanza gialla ad alto contenuto di alcaloidi dall’odore sgradevole che funge da ulteriore deterrente contro possibili predatori. 4. La vita di una coccinella si esaurisce generalmente entro un anno. Il ciclo vitale della coccinella inizia in un grappolo di uova giallognole rilasciate dalla mamma vicino a risorse nutritive. Dopo 4/10 giorni le uova iniziano a schiudersi e le larve che ne fuoriescono passeranno le prossime 3 settimane a rifocillarsi. Terminato il periodo all’ingrasso, le larve iniziano a costruirsi una crisalide dalla quale dopo 7/10 comparirà la forma adulta. Gli adulti sviluppano la colorazione aposematica dopo 2/3 giorni dalla rottura della crisalide. 5. Le larve di coccinella somigliano ad alligatori in miniatura!!! Le larve presentano infatti un addome lungo ed appuntito, corpo “spinoso” e gambe che si sviluppano ai lati del corpo. Durante il periodo larvale (di poco meno di un mese) vengono consumati migliaia di insetti e afidi. Raggiunta la fase adulta, le coccinelle captano gli odori attraverso le antenne e le zampe e masticano il cibo con movimento orizzontale.

6. Le coccinelle mangiano uno straordinario numero di altri insetti e sono ottime amiche di coltivatori e contadini grazie al consumo spropositato di insetti infestanti. Si stima che una coccinella affamata possa arrivare ad ingerire fino a 50 afidi al giorno con una media di 5000 afidi in un anno!!!

7. In assenza di afidi ed acari le coccinelle a volte sono costrette a modificare la loro dieta carnivora e diventare “momentaneamente” vegetariane, nutrendosi di polline (alimento molto proteico) e nettari dei fiori. Non appena gli insetti infestanti ritornano però, questi insaziabili predatori abbandonano i fiori per i gustosissimi parassiti.

8. Se il cibo scarseggia, le coccinelle ricorrono a qualsiasi cosa pur di sopravvivere, e questo include anche il cannibalismo. Una coccinella adulta può ingerire qualsiasi insetto relativamente piccolo e dal corpo non troppo coriaceo; una larva o un adulto subito dopo la muta possono essere considerati ottimi snacks!!!

9. Ricerche scientifiche dimostrano che alcune specie di coccinelle depongono uova “sterili” che possano poi fungere da pronto nutrimento per tutte le altre larve nel momento della schiusa. Le uova di fatto rappresentano un’ottima fonte di proteine sia durante lo sviluppo larvale sia per un adulto affamato. Durante periodi particolarmente difficili, le coccinelle possono deporre più uova sterili per incrementare le possibilità di sopravvivenza delle larve. 10. Le coccinelle sono tra gli insetti più amati dal genere umano. I colori vistosi suscitano un sentimento di simpatia e di allegria tant’è che sono state addirittura elevate a simbolo di fortuna. Ma solo una specie di coccinella 🐞 porta fortuna: quella con i sette punti. Secondo l’astrologia babilonese i pianeti erano sette e quindi questo numero simboleggiava la perfezione del cosmo.

Citazione

Il profumo della foresta

Entrare nella foresta di notte è un’esperienza sensoriale: la vista si rigenera perdendosi nel verde sconfinato; l’udito si rasserena grazie al suono assordante del silenzio; il tatto si arriva grazie al contatto vitale con l’ambiente; il gusto e l’olfatto si inebriano grazie al profumo intenso dei suoi elementi. La foresta di notte ha il profumo di emozioni non ancora provate, di amori non ancora incontrati, di sensazioni primordiali, di libri antichi ordinatamente riposti in scaffali polverosi, di un buon bicchiere di vino rosso, di terra bagnata, di muschi selvatici, di purezza, di pioggia primaverile, di alberi secolari, di libertà.

Sotto una coperta di stelle la Notte sparge parsimoniosa questa essenza in tutti gli angoli della Foresta, regalando all’Uomo una porta per un altrove arcano, una dimensione che inesorabilmente è destinata a scomparire con le prime luci del nuovo giorno.